il fermo di siher

Piantedosi smaschera la sinistra su Youssef: “Non si può parlare di mancata integrazione”

Il ministro dell’Interno smonta la retorica dell’opposizione e rivela: “Le indagini stanno svelando un mondo di contatti”

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi è intervenuto all’evento “L’Italia dei Territori”, organizzato da Sud chiama Nord e Sindaci d’Italia, rispondendo a una domanda sull’indagine che ha portato anche al fermo di Youssef Siher.

“Abbiamo sperimentato sabato scorso un modello molto importante”, ha dichiarato. “Le indagini stanno andando avanti e quelle indagini – lo sottolineano in pochi perché tutto è incentrato sulla figura di questo soggetto – ma l’analisi dei documenti di indagine sta disvelando un mondo di contatti”. E ha aggiunto: “C’è da vedere cosa c’era dietro e se ci possono essere altri collegamenti e altre persone che possano avere interesse a riproporre quel tipo di chiamata all’appello”.

Il titolare del Viminale ha poi richiamato il principio della presunzione d’innocenza: “È giusto che l’indagine giudiziaria faccia il suo corso. Il sacro principio della presunzione d’innocenza, proprio perché conforme alla nostra civiltà, deve essere garantito anche in questa circostanza e a questa persona”.

Piantedosi ha quindi allargato il discorso al dibattito pubblico. “Da quello che appare – ha spiegato – c’è la contraddizione di una serie di discussioni che hanno animato il dibattito negli ultimi tempi, cioè di immaginare che bastasse contrastare o comunque rimediare ai temi del disagio sociale per mettersi al sicuro da quelle che possono essere delle forme di rivendicazione anche violente, che sono del tipo di quelle a cui abbiamo assistito”.

“In realtà non è così”, ha concluso il ministro. “Quello che è accaduto testimonia che c’è forse una superficialità nell’analisi di certi fenomeni, perché si tratta di una persona che ha colto tutte le opportunità che il nostro sistema poteva darle, anche di studio e di lavoro, e non si può certo dire che ci sia un fenomeno di mancata integrazione”.

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