Intorno alle 13.10 di ieri, Papa Leone XIV è giunto al Policlinico universitario Agostino Gemelli, dove, pochi minuti dopo le ore 18, è stato sottoposto all’intervento chirurgico per la rimozione del nodulo recentemente individuato al polmone e, intorno alle 20, la sala stampa della Santa Sede ha fatto sapere che l’operazione si è conclusa positivamente e che Leone era stato riportato nella sua camera al decimo piano dell’ospedale.
L’esame istologico estemporaneo ha però evidenziato che si tratta, purtroppo, di un adenocarcinoma polmonare, come sospettato dagli esami preoperatori. «Per rendere l’intervento radicale, è stato asportato il lobo inferiore del polmone destro con tecnica videoassistita». Al suo arrivo il Pontefice era apparso sereno, accolto dai sanitari e dai medici della struttura, salutando la folla di fedeli in attesae le decine di giornalisti assiepati all’ingresso. Un’accoglienza carica di affetto, con saluti, applausi e preghiere, che ha accompagnato l’ingresso del Papa nell’ospedale romano, ancora una volta al centro dell’attenzione internazionale per la salute del successore di Pietro.
A guidare l’équipe chirurgica che ha operato l’illustre paziente è stato il professor Stefano Margaritora, direttore dell’Unità operativa complessa di Chirurgia toracica del Gemelli, affiancato dal professor Luigi Carbone, responsabile della Direzione di sanità e igiene del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e medico personale del Pontefice. A seguire Leone XIV anche Massimiliano Strappetti, infermiere che ha assistito a to e ben localizzato. Il Papa ha seguito le indicazioni dei medici e ha scelto di affrontare l’intervento, senza attendere oltre. Una decisione maturata anche in considerazione degli impegni internazionali già in programma.
Leone XIV, d’accordo con i sanitari, ha voluto accelerare i tempi dell’operazione nella speranza di favorire un recupero adeguato e scongiurare il rinvio del viaggio apostolico in Sudamerica, previsto a partire dal prossimo 6 novembre. Al momento, il viaggio resta confermato, pur dovendo naturalmente tenere conto dell’evoluzione del decorso postoperatorio e delle successive valutazioni mediche. Il Pontefice tiene particolarmente a questa trasferta, che lo condurrà in una regione del mondo alla quale è profondamente legato. Un affetto speciale riguarda il Perù, dove Robert Francis Prevost ha trascorso una parte importante della propria vita religiosa, prima come missionario agostiniano e poi come vescovo. Un legame che non è soltanto pastorale o spirituale: oltre alla cittadinanza statunitense, Leone XIV possiede infatti anche quella peruviana, segno concreto del rapporto costruito negli anni con il Paese andino e la sua popolazione. Proprio la prospettiva di tornare in Perù contribuisce a spiegare la volontà del Papa di non rinunciare, se le condizioni lo consentiranno, a un appuntamento al quale attribuisce un significato particolare.
Per ora, tuttavia, la priorità resta la convalescenza. La permanenza al Gemelli, prevista indicativamente per circa una settimana, permetterà ai sanitari di seguire il recupero e attendere gli esiti degli accertamenti.
Il ricovero di LeoneXIV riporta inevitabilmente alla memoria i numerosi soggiorni di Giovanni Paolo II e quelli di Francesco nello stesso policlinico, diventato negli anni un luogo familiare per la storia recente dei papi. Ma ogni situazione clinica è diversa e non è corretto sovrapporre vicende differenti. In attesa di informazioni più precise, la vicinanza della gente e le preghiere che accompagnano il Pontefice restano il segno più evidente dell’affetto con cui i fedeli stanno vivendo queste ore. L’obiettivo, adesso, è che l’intervento eseguito con successo consenta a Leone XIV di recuperare pienamente le forze e di riprendere quanto prima il proprio ministero e gli impegni previsti.
