Ci sarebbero “nuovi elementi” a discarico di Alberto Stasi. Lo ha rivelato l’avvocato Giada Bocellari, legale storico del 43enne, nel corso di un intervento a Omnibus, il programma di approfondimento e attualità condotto da Gaia Tortora su La7. L’indiscrezione era stata anticipata dal giornalista Carmelo Schininà che poi, nel corso della diretta di oggi, ha chiesto conferma a Bocellari circa l’esistenza di una nuova prova documentale a favore dell’assistito, in previsione della richiesta di revisione del processo.
“Un elemento farà particolare scalpore”
Sollecitata dal giornalista, l’avvocato ha quindi confermato la notizia: “Quello che posso certamente dire, perché lo avevo dichiarato e io non mi rimangio la parola, è che ci sono altri elementi che la difesa ha a disposizione oggi, uno dei quali farà particolare scalpore, a mio giudizio”. E ancora, ha aggiunto: “Non riguarda le indagini del 2007”. L’ipotesi è che si tratti di un elemento emerso nel corso della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco o comunque dall’attività svolta dai due difensori di Stasi, per l’appunto Bocellari e De Rensis, con il supporto dei nuovi consulenti tecnici, in prospettiva della revisione.
Il giallo dei Dna sui pedali
Nel frattempo, dall’inchiesta coordinata dalla Procura di Pavia è emersa l’indiscrezione secondo cui ulteriori analisi effettuate nel 2007 dai Ris di Parma sul campione prelevato dai pedali della bicicletta di Alberto Stasi avrebbero dato esito negativo. Il risultato sarebbe quindi in contrasto con quello dei test eseguiti il giorno precedente, che avevano invece rilevato un profilo genetico attribuito a Chiara Poggi. Delle due successive “contro-analisi”, tuttavia, non sarebbe stata data comunicazione agli inquirenti dell’epoca, che avevano considerato valido e attendibile il risultato positivo. I legali di Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per l’omicidio dell’allora fidanzata, ritengono plausibile l’ipotesi di un errore di laboratorio. In particolare, ipotizzano un possibile scambio di provette tra il campione prelevato dai pedali e quello del cucchiaino utilizzato da Chiara, che conteneva il suo Dna. Saranno quindi effettuati ulteriori accertamenti per chiarire l’origine dei risultati discordanti.
