ingressi ridotti

Migranti, stretta Ue sui confini. Frontex certifica il calo di un terzo degli ingressi irregolari

Calo marcato nel Mediterraneo centrale, mentre crescono il Mediterraneo occidentale e, a settembre, la rotta delle Canarie

Nei primi nove mesi del 2026, il numero di attraversamenti irregolari delle frontiere verso l’Unione europea ha continuato a diminuire, con un calo di quasi un terzo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. È quanto emerge dai dati preliminari raccolti da Frontex, secondo cui sono stati registrati poco più di 91.000 attraversamenti. Il calo, riscontrato su quasi tutte le principali rotte migratorie, riflette, riferisce l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, una solida cooperazione con i paesi partner e l’adozione di misure preventive negli stati di partenza chiave, che continuano a ridurre il numero di imbarcazioni in rotta verso l’Europa. Nel solo mese di settembre sono stati rilevati circa 14.300 attraversamenti, un dato inferiore del 28% rispetto a settembre 2025, sebbene superiore dell’11% rispetto ad agosto, a causa del miglioramento delle condizioni lungo i principali corridoi marittimi. Questo periodo ha coinciso anche con la prima estate completa sotto il Patto Ue sulla migrazione e l’asilo, che introduce una procedura di screening unica e standardizzata alle frontiere esterne dell’Unione.

“Sulla maggior parte delle rotte verso l’Europa, il numero di persone che intraprendono il viaggio è in calo, una tendenza confermata durante l’estate e l’autunno. Tuttavia, la situazione può cambiare rapidamente: a settembre, sulla rotta atlantica verso le isole Canarie, le rilevazioni sono state quattro volte superiori rispetto ad agosto. Le reti di trafficanti non scompaiono quando i numeri diminuiscono; si spostano e attendono un’opportunità. Il nostro compito è farci trovare pronti nel momento in cui ne individuano una”, ha dichiarato il direttore esecutivo di Frontex, Hans Leijtens.

Le rotte del Mediterraneo orientale e centrale si confermano le più frequentate, rappresentando complessivamente quasi il 60% di tutti gli ingressi irregolari nell’Ue. Il Mediterraneo centrale ha registrato il calo più marcato, con una diminuzione delle rilevazioni del 56% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La rotta del Mediterraneo occidentale è stata l’unica tra le principali a registrare un incremento, con un aumento delle rilevazioni pari al 26%. A settembre si è registrato un netto aumento delle rilevazioni sulla rotta dell’Africa occidentale, che tuttavia, nel complesso dei nove mesi, segna un calo del 45%. “Il numero complessivo di arrivi irregolari continua a diminuire, ma il costo in termini di vite umane rimane elevato”, osserva Frontex. Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, dall’inizio dell’anno quasi 2.000 persone hanno perso la vita nel Mediterraneo.

Gli sviluppi oltre le frontiere esterne dell’Ue rimangono fonte di incertezza. I rimpatri su larga scala di cittadini afghani dall’Iran e dal Pakistan continuano a influenzare i flussi verso l’Europa, mentre l’instabilità nel Sahel spinge le partenze sia verso l’Atlantico che verso il Mediterraneo occidentale. Finora, viene osservato, ciò non ha comportato cambiamenti significativi alle frontiere esterne dell’Ue. Con 3.800 agenti dislocati lungo le frontiere esterne dell’Ue, Frontex continua a sostenere le autorità nazionali nella salvaguardia dei confini europei e nel salvataggio di vite umane in mare.

Il Mediterraneo orientale è stato la rotta più frequentata nei primi tre trimestri del 2026, con circa 31.800 attraversamenti registrati, un calo del 15% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il corridoio dalla Libia a Creta ha rappresentato il tratto più intenso di questa rotta, superando per numero di arrivi le isole dell’Egeo orientale e il confine terrestre con la Turchia, mentre Cipro ha registrato una quota minore. Verso la fine dell’estate, dopo un calo dovuto alle condizioni meteorologiche, gli arrivi sono tornati a crescere, con circa 4.800 attraversamenti rilevati nel mese di settembre. Le principali nazionalità riscontrate sono state quella sudanese, bengalese e afghana. Nel Mediterraneo centrale sono stati registrati circa 22.500 arrivi, il 56% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: si tratta del calo più marcato tra tutte le rotte. La Libia è rimasta il principale punto di partenza, da cui è transitato circa tre quarti degli arrivi su questa rotta, seguita dai corridoi tunisino e algerino. Le principali nazionalità rilevate sono state quella bengalese, algerina e somala.

Il Mediterraneo occidentale è stato l’unica rotta principale a registrare un incremento, con circa 18.300 rilevamenti, pari a un aumento del 26% su base annua. L’aumento si è concentrato sul confine terrestre, dove i rilevamenti sono più che raddoppiati, mentre gli arrivi via mare sono cresciuti dell’8%. L’Algeria si è confermata il principale paese di partenza per le traversate marittime, con le Isole Baleari e la Spagna continentale come destinazioni principali. Le Baleari restano il punto d’ingresso più pericoloso lungo questa rotta. Le nazionalità più frequentemente rilevate sono state quella algerina, maliana e marocchina.

La rotta dell’Africa occidentale ha registrato circa 7.100 rilevamenti, con un calo del 45%. Le misure preventive attuate dalla Mauritania e, più recentemente, dal Senegal e dal Gambia - in collaborazione con la Spagna e l’Ue - hanno ridotto significativamente le partenze. Il flusso rimane tuttavia instabile. A settembre i rilevamenti hanno subito un netto incremento, raggiungendo quota 1.900 circa - un dato quattro volte superiore a quello di agosto - con partenze segnalate dal Marocco e dal Gambia verso le isole Canarie. I tentativi rilevati di partenza verso il Regno Unito attraverso la Manica - che includono sia le persone effettivamente giunte nel Regno Unito, sia quelle a cui è stata impedita la partenza - sono diminuiti del 43%, attestandosi a circa 30.900, di cui circa 4.500 registrati nel mese di settembre. Le principali nazionalità rilevate sono state quella eritrea, sudanese e somala. Le reti di trafficanti hanno fatto un uso crescente dei cosiddetti ‘mega-gommoni’: ad agosto, un numero record di 230 persone, tra cui oltre 20 bambini, ha raggiunto il Regno Unito a bordo di una singola imbarcazione gonfiabile. Si prevede che l’accordo tra il Regno Unito e la Francia, siglato ad aprile, rafforzerà ulteriormente le pattuglie lungo la costa francese nei prossimi mesi.

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