figli di immigrati

Maranza lives matter. La dem Bakkali e quel paragone con le leggi razziali

Il commento

«Sono l’unica maranza nella stanza», proclama Ouidad Bakkali, deputata Pd d’origine marocchina. La stanza sarebbe Montecitorio, non il retro di un autobus con cassa Bluetooth e pervicacia da Rosa Parks contro l’ordine segregazionista. Nell’immaginario corrente, il maranza è giovanissimo, maschio, con abiti, condotta e gusti che Cavour non avrebbe previsto per l’aula, ma nell’epoca dell’autodeterminazione progressista basta desiderare «io sono» e realtà, anagrafe e vocabolario si mettono sull’attenti. Dopo il genere fluido, il maranzismo percepito. Dalla Camera al camerino identitario.

«Davanti a tutto quello che sta succedendo nel Paese sancisce Bakkali non avete di meglio da offrire che un pacchetto di leggi razziali e repressive contro gli adolescenti (tutti)». Tutti, naturalmente. Dal ragazzo con Tacito nello zaino a chi accerchia un coetaneo per sfilargli telefono, soldi o sneakers, una sola innocenza, il coro dei fanciulli nel Parsifal, la colpevolezza decretata dalle istituzioni non per le azioni ma per il sangue. L’unica maranza denuncia pure «una ormai dichiarata politica di profilazione razzista». Leggi razziali. Dichiarata profilazione razzista. Le parole erano importanti quando Nanni Moretti prendeva a sberle l’interlocutrice che inanellava frasi fatte, dopodiché è arrivato il woke: se sei buono puoi spararla grossa quanto vuoi e la calunnia ha il peso del coriandolo, mentre al reprobo un pronome o una desinenza «fuorilegge» può spalancar le porte del processo di Norimberga. Le leggi razziali vere non furono post su Instagram né norme contro chi sfoggia il coltello, svuota estintori o saccheggia negozi. Colpivano gli ebrei e meriterebbero meno leggiadria: tolsero diritti, lavoro, libertà. Poi toccò ai corpi e alle vite. E non è detto che misure persecutorie antisemite, se riproposte, dispiacerebbero a ogni maranza e a ogni suo parente, genealogico o ideologico, di tradizione non proprio filoisraeliana.

«Sono maranza perché ne ho piene le orecchie della retorica sui figli degli immigrati, delle punizioni collettive, delle generalizzazioni e delle falsità dette in aula e sui giornali e sui social media», aggiunge la deputata dem. Magnifico. Fortuna che battezzare «leggi razziali» norme rivolte a comportamenti e definire razzista la politica dello Stato non costituisce generalizzazione né falsità. Maranza lives matter. Il teppista promosso ad Anna Frank, Bruna Cases, Maria Eisenstein, Primo Levi. Anche la storia, nella stanza, s’è incappucciata ben bene.

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