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Mamma e figlia avvelenate con la ricina, Gianni Di Vita rompe il silenzio: “Voglio la verità”.

“Voglio la verità. La voglio per la giustizia e la voglio perché io e Alice non saremo mai sereni se non ci sarà questa verità”. Ha deciso di rompere il silenzio Gianni Di Vita, marito di Antonella Di Ielsi e padre di Sara Di Vita, mamma e figlia avvelenate con la ricina a Pietracatella (Campobasso) lo scorso Natale. Raggiunto dalle telecamere di Teleregione, l’uomo ha ribadito di volere che sia fatta “giustizia”, affinché lui e la figlia minore Alice possano ritrovare la serenità perduta. “Tutti mi chiedono: ma la vuoi la verità? Ma come sarebbe possibile non volerla? Specialmente nella mia situazione. Se io non volessi la verità, vuol dire che avrei qualcosa da nascondere, che sarei colpevole? Ma che domanda è?”, ha aggiunto.

“Spero che non sia stato un delitto, sarebbe una doppia tragedia”

La procura di Larino, competente per il territorio di Pietracatella, indaga dallo scorso marzo con l’ipotesi di duplice omicidio aggravato dal mezzo venefico, per l’appunto la ricina. Secondo la ricostruzione degli investigatori, qualcuno potrebbe aver somministrato a Sara e Antonella il veleno, che è insapore e incolore, nell’ambito di un piano criminale ordito da una o più persone. Al momento l’inchiesta procede contro ignoti. “La mia speranza è che la morte di mia moglie e di mia figlia non sia stata un delitto, per me sarebbe una seconda tragedia”, ha osservato Di Vita. Incalzato dall’intervistatore, il 55enne ha rinnovato la propria fiducia nei confronti degli inquirenti, chiedendo di aspettare “almeno che arrivi il referto dalla Germania”, ovvero l’esito degli accertamenti scientifici affidati agli specialisti dell’Istituto Robert Koch di Berlino sui vari alimenti sequestrati nell’abitazione di famiglia.

“Voglio solo che questa storia finisca. Non mi spaventa nulla”

Complice anche la pressione mediatica, Di Vita ha raccontato come sia cambiata la sua vita da quando lui e sua figlia Alice sono stati investiti da questa tragedia. “In questi dieci mesi ho cambiato quattro case, cioè non so se ve ne rendete conto. - ha spiegato - Siamo dovuti scappare a Campobasso perché Alice aveva l’esame di maturità. Siamo stati due mesi lì. Ma è possibile vivere così? Da non imputato, tra l’altro”. L’uomo, commercialista ed ex sindaco di Pietracatella, ha dichiarato di non voler più parlare pubblicamente del caso: “Ogni giorno ne esce una nuova sui giornali. Ma posso rettificare tutti i giorni? Sarà l’ultima volta che parlo”. E infine, ha concluso: “Ve lo dico: non fermatemi ma più. Voglio solo che finisca il prima possibile questa storia”.

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