A “Lo Stato delle Cose” in onda lunedì 19 ottobre su Rai3, Massimo Giletti come di consueto ha dedicato un ampio spazio al caso Garlasco. Al centro le cinque consulenze depositate dalla difesa di Andrea Sempio per rispondere al quadro di accuse della Procura. In studio era presente l’avvocata Angela Taccia.
Il conto alla rovescia di Sempio
L’indagato saprà a breve se sarà rinviato a giudizio. I suoi legali sostengono di poter dimostrare la sua totale estraneità al delitto per il quale è stato condannato l’allora fidanzato di Chiara Poggi, Alberto Stasi, sentenza su cui pende una richiesta di revisione. Il diretto interessato ha raccontato il momento che sta vivendo: «Il bombardamento è costante, accendi la televisione e c’è solo Garlasco, si vive a fatica». E ancora: «Penso che sia tutto spiegabile, la 33 non è attribuibile, né a me né a nessun altro». Sulla paura di essere arrestato ha detto: «L’idea di essere arrestato c’è sempre, chi non avrebbe paura in questa situazione?». Ha ribadito di non aver ucciso Chiara Poggi e di non aver mai visto i video intimi di Chiara e Alberto.
L’avvocata Taccia: «Andiamo a processo»
Giletti ha mostrato di avere i riassunti delle cinque consulenze e ha interpellato Taccia sulle sue dichiarazioni dei giorni scorsi, in cui diceva di preferire il processo all’attuale «stillicidio». La legale ha spiegato che i riassunti sono stati redatti per il pubblico e che non viene violato il divieto sugli atti istruttori. Poi ha aggiunto: «Io non mi chiedo più se si andrà a processo, a questo punto è molto probabile». Sempio ha già alle spalle due archiviazioni, ha ricordato, e una terza le sembra improbabile. «Visto che lui è innocente non ha nulla da temere, quindi si chiarirà tutto, andiamo a processo».
L’impronta 33
Una delle consulenze riguarda l’impronta 33, sul muro delle scale dove si trovava il corpo di Chiara Poggi. I RIS la considerarono ininfluente nel 2007. Oggi il capitano Mattei, allora capo della sezione impronte, ha riferito ai pm di non aver escluso del tutto già allora la presenza di sangue.
Per la difesa l’impronta, come nel 2007, resta non utile. Nel 2007 fu fatto il test Obti, specifico per il sangue umano, risultato negativo. Il consulente della difesa Armando Palmegiani ha spiegato che la difesa ha fatto delle prove e che, in presenza di sangue, quel test lo avrebbe rilevato. Non si può sapere se l’impronta sia di Sempio: per la difesa «non è identificabile, può esserlo, ma anche di chiunque altro».
Taccia ha aggiunto che la Procura non ha la certezza della presenza di sangue: «Dire “non è escluso che ci sia sangue” non è ammettere che ci sia».
De Rensis: «I RIS non hanno fatto tutto ciò che potevano»
Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi, ha precisato di non attribuire l’impronta all’indagato, ma di ritenere che andasse indagata. «Nel 2007 i RIS non hanno fatto tutto ciò che avrebbero potuto fare, la Procura accerterà chi, come, quando e perché». Giletti ha osservato che, a suo avviso, si guarda con favore a ciò che è negativo per Stasi e con sfavore a ciò che lo è per Sempio.
L’impronta di scarpa e il numero 44
Un passaggio significativo riguarda l’impronta di piede in casa. Secondo Palmegiani appartiene a una scarpa Frau con suola Margom, e il dubbio è sulla taglia. La difesa ha recuperato le Frau dal 39 al 44 e le ha confrontate con una scansione tridimensionale con l’immagine numero 6: l’impronta, ha detto, «non arriva al 41».
Un’evidenza che escluderebbe Sempio, ma anche Stasi. «Il piede di Sempio non entra in modo assoluto in una scarpa che ha generato quell’impronta», ha affermato il consulente. Sempio ha il 44 e lo ha sempre portato. Palmegiani ha spiegato che eventuali dilatazioni avvengono nei tessuti molli e che, secondo la radiografia del piede, l’aumento sarebbe di pochi millimetri. Per la difesa l’impronta è inferiore al 41.
Giletti ha reagito con sorpresa: «Non riesco a comprendere come si sia arrivati dal 44 al 40. Ero rimasto a Cenerentola, adesso siamo fuori dal mondo».
