Firme diverse, forse, per confondere le indagini, falsi allarmi per misurare tempi e procedure di intervento, bersagli civili per costringere gli Stati a mobilitare uomini e mezzi. Potrebbe essere questa la strategia dietro le minacce che stanno investendo l’Europa con una campagna di saturazione capace di mettere alla prova le difese senza bisogno di un ordigno.
É caccia aperta ai responsabili dei sabotaggi. Resta da stabilire se le operazioni siano riconducibili a una stessa regia o se attori differenti stiano operando per creare il caos fino all’assuefazione, quando la minaccia vera rischierebbe di confondersi con quelle false. In Europa si concentrano operazioni di disturbo, intimidazioni e sabotaggi digitali a bassa intensità. Episodi che potrebbero non avere alcun collegamento operativo. Nel frattempo le intelligence europee lavorano su più piste, anche quella russa. Difficile immaginare che, davanti a quanto accaduto, possano ignorarla.
Questa storia, infatti, è disseminata di indizi, che potrebbero anche rivelarsi depistaggi. Intanto, NoName e Z-Pentest Alliance hanno rivendicato intrusioni nei sistemi di refrigerazione dei supermercati, sostenendo di aver alterato le temperature. L’intrusione, però, non sarebbe stata tecnicamente molto impegnativa. Anche un’email intimidatoria richiede competenze ben diverse da un’intrusione industriale. In ogni caso, nel dicembre 2025 l’intelligence militare danese ha indicato legami di NoName e Z-Pentest con lo Stato russo e ha attribuito a Mosca precedenti attacchi informatici riconducibili ai due gruppi. E l’Unione europea considera ormai documentata una campagna russa comprendente sabotaggi, perturbazioni delle infrastrutture critiche, cyberattacchi e operazioni di influenza. Ma questi giudizi, oggi, non dimostrano che Mosca abbia ordinato le minacce agli aerei, le intrusioni nei frigoriferi e la divulgazione nel dark web dei dati personali del ministro degli Esteri italiano.
Tra i possibili beneficiari della destabilizzazione europea, infatti, potrebbe esserci anche l’Iran. Mentre Mosca ha interesse a logorare i Paesi che sostengono Kiev, Teheran potrebbe voler trasferire parte dei costi del confronto con Washington e Israele sul territorio europeo. Le minacce firmate da sedicenti Pasdaran contro 271 scuole italiane introducono questa seconda ipotesi. Mentre la comparsa successiva di firme riconducibili all’immaginario estremista russo apre un ulteriore interrogativo. Le operazioni potrebbero essere indipendenti, rispondere a interessi convergenti oppure essere costruite per indirizzare le indagini verso precisi avversari geopolitici.
Poi ci sono le firme che cambiano. Nelle minacce ai voli compare quella dei «Combattenti dello Stato Maschile», un movimento estremista russo che nega il coinvolgimento. Nelle email successive, quella di «Mikhail Andropov», con un «Messaggio all’Occidente». Quest’ultimo nome richiama l’ex segretario generale sovietico. Un indizio, oppure un depistaggio. Come a Fiumicino, dove una delle email arrivate sembrava provenire da una struttura sanitaria di Bogotá. Resta un’altra possibilità, più difficile da contrastare: una convergenza senza comando unico. Europol ha descritto NoName come una rete che ricorre a volontari, automatismi e incentivi in criptovalute. Gruppi diversi possono imitarsi, condividere bersagli e produrre effetti utili a un interesse strategico senza ricevere gli stessi ordini. Ed è proprio questa ambiguità a complicare la risposta. Se la campagna punta davvero a studiare le difese europee, la ripetizione delle minacce fornisce dati su tempi, itinerari alternativi e capacità di intervento. Se invece punta soltanto al logoramento, ogni evacuazione è già un risultato.
Finora nessun collegamento verificato consente di attribuire a NoName le email contro voli e redazioni. Ma chi le spedisce ha trovato una leva che gli Stati non possono disattivare. Nessuna autorità, infatti, può permettersi di trattare come falso l’allarme che potrebbe essere vero.
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