«Ho salvato vite e ne sono fiero». Nell’audizione a Palazzo San Macuto di fronte alla commissione Covid Roberto Speranza rivendica tutte le scelte fatte mentre era alla guida del Ministero della Salute dal 5 settembre 2019 al 22 ottobre 2022.
Capitolo uno: lockdown e green pass. «Secondo lo studio del 2020 dell’Imperial College, pubblicato su Nature, sono 630 mila le persone salvate solo con il primo lockdown. Poi è stato creato il sistema a colori con monitoraggio per evitare ulteriori chiusure generalizzate».
Di diverso avviso il commissario di maggioranza Filini secondo il quale Speranza ignora tre fatti inoppugnabili. Primo l’ex presidente di Aifa Palù «ha certificato che i vaccini non davano immunità sterilizzante e il pass aveva un fine puramente politico». Secondo: «Nei sette mesi successivi al Green Pass i contagi esplosero a 9 milioni contro i 4 milioni dei 18 mesi precedenti». Terzo: «Togliere lavoro e stipendio a cittadini sani con tampone negativo fu solo un ricatto per imporre un obbligo surrettizio scaricando sui lavoratori la firma del consenso informato».
Capitolo due: i vaccini. «Devono essere un patrimonio di tutti. Sono stati il vero game changer della vicenda pandemica. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità tra gennaio 2021 e gennaio 2022 grazie ai vaccini 151.532 decessi furono evitati». Speranza cita uno studio dell’Oms secondo cui «da dicembre 2020 a marzo 2023 furono 1,6 milioni le vite salvate» solo in Europa e poi ancora uno studio francese pubblicato da Jama nel dicembre 2025. «Ha rilevato che su 22.767.546 vaccinati e 5.932.443 non vaccinati seguiti per 4 anni, i vaccinati hanno il 75% di probabilità in meno di decesso per il Covid e il 25% di riduzione complessiva di probabilità di decesso».
Le reazioni avverse? L’ex ministro ha smentito di aver ignorato il problema e come riprova ha ricordato che «il mio governo ha stanziato 150 milioni di euro per i danneggiamenti da vaccini». Malan lo ha ripreso accusandolo di confondere «chi è stato privato del lavoro e dello stipendio pur essendo sano e con tampone negativo con chi ha subito gravi reazioni avverse».
Sarà uno dei leit motiv dell’audizione: lo scontro fra le «carte». Speranza cita alcuni studi, i commissari di maggioranza ne portano altri e ognuno rivendica i suoi come quelli corretti. L’ennesimo cortocircuito che non permetterà di trovare una sintesi nella relazione finale di questa commissione. Una commissione che per Speranza ha lavorato solo per «colpire malamente i propri avversari politici» provando «a raccogliere qualche consenso di gruppi negazionisti e antiscientifici». Accuse a cui Malan ha replicato: «Speranza evita i quesiti più scomodi e attacca i commissari accusandoli di fare domande finalizzate alla ricerca di ‘like’ sui social media e alla campagna elettorale».
Capitolo tre: il protocollo «Tachipirina e vigile attesa». Speranza rigetta la dicitura bollandola come «propaganda» pur rivendicandone l’utilità. «Tre circolari di 73 pagine in totale, tradotte nella propaganda in quattro parole: tachipirina e vigile attesa» ha spiegato.
Zullo, commissario FdI, lo ha accusato di voler «scaricare la responsabilità sugli organismi tecnici. È bastato un minuto di confronto nel merito per vederlo tornare al famoso ‘ce lo dice la scienza’». Lapidario Bignami (FdI): «Come già avvenuto con Conte, anche Roberto Speranza ha confuso la Commissione parlamentare d’inchiesta istituita per legge per verificare le criticità della gestione pandemica in linea con quanto fatto anche in sede europea per un teatro politico giustificazionista».
Non è mancato neanche il giallo. Agli sgoccioli dell’audizione Speranza annuncia: «Voglio chiudere», «con Papa Francesco» lo anticipa Lisei. Il discorso di Speranza risulta già pubblicato da Adnkronos; una circostanza già verificatasi con la seconda audizione di Arcuri. «I miei appunti sono noti - ha replicato l’ex ministro - queste cose le ripeto da anni».
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