il soccorso rosso

La sinistra in Youssef ha trovato il federatore. Ecco chi lo difende

Ilaria Salis, Albanese, Ascari corrono in soccorso di Siher. Lerner paragona il caso a quello di Tognazzi «capo delle Br»

Dopo mesi di tensione, di infiniti tira e molla, di discussioni su chi avrebbe dovuto essere lo sfidante di Giorgia Meloni alle prossime elezioni, il Campo Largo ha trovato il nuovo Federatore: Youssef Sier, mente e ideatore, secondo la tesi accusatoria, del Movimento 17 ottobre. La prima a prendere le difese di questa anima candida è stata la donna che occupava le case (altrui), Ilaria Salis. L’eurodeputato di Avs ieri ha scritto un interminabile post su Facebook. «La repressione del governo, che finalmente sta incontrando una tempesta di proteste, sta raggiungendo livelli inediti e inauditi. Senza alcuno scrupolo garantista né il minimo rispetto per la presunzione d’innocenza, è stato dipinto a reti quasi unificate come la mente del 17 ottobre e sottoposto a una gogna mediatica dai toni fortemente razzisti e islamofobi, che il governo ha scatenato e cavalca compiaciuto. In realtà, lungi dall’essere il capo di un movimento, Siher sembra piuttosto incarnare soltanto il capro espiatorio ideale».

Poteva mancare al coro (stonato) la relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati? Ovviamente no. Così Francesca Albanese ha lanciato, dal palco di X, la sua ennesima invettiva contro l’Occidente. Dipingendo Siher come un moderno martire. «Una vicenda raccapricciante. Ma una volta capito il sistema (democrazie che diventano vieppiù securitarie e repressive nei confronti di un certo dissenso) bisogna organizzarsi e resistere alla deriva incarnando il cambiamento per il rispetto della Costituzione. Ad ogni passo». Due outing che fanno il paio con quello di Alaeddine Kaabouri, consigliere comunale di Avs a Thiene (piccolo centro in provincia di Vicenza), che ha scritto: «Siamo tutti Youssef Siher». Al post, pubblicato su Instagram, è stata allegata anche una foto che ritrae lo stesso Kaabouri abbracciato a Ilaria Salis. Per il deputato del Movimento Cinque Stelle, Stefania Ascari, Siher «rischia di diventare il capro espiatorio perfetto di una narrazione politica che, anziché affrontare le ragioni profonde del malcontento sociale, preferisce individuare un nemico da esporre alla gogna pubblica». Non sono mancate le difese d’ufficio nemmeno dall’intellighenzia da caminetto. Selvaggia Lucarelli ha parlato del decreto di fermo, un «documento che sta circolando fuori dai canali ufficiali e immagino perché: convincere che nelle mani delle autorità sia finita la versione bresciana di Osama Bin Laden». Gad Lerner, su X, ha scritto che la vicenda di Siher gli ricorda «la copertina del Male su Ugo Tognazzi capo delle Brigate Rosse. Solo che oggi i pistaroli sono ridicoli senza accorgersene».

Sulle colonne di Repubblica Luigi Manconi lo ha definito un «bersaglio» e ha aggiunto che «il trattamento mediatico a cui è stato sottoposto è contro i principi di uno stato di diritto». Sul tema è intervenuta anche la Sea Watch, l’Ong tedesca guidata, nel recente passato, da Carola Rackete. «L’attacco a Youssef Siher, divenuto il nemico pubblico dello Stato italiano, testimonia una svolta su cui vi avevamo messo in guardia: gli esperimenti contro i diritti delle persone migranti e di chi le difende non si limitano alle frontiere». Come se non bastasse il predicatore islamico di Torino Brahim Baya ha lanciato sui social una raccolta fondi per sostenere i costi della difesa legale di Siher.

Dulcis in fundo, il post dei Giovani Palestinesi che hanno confermato l’enorme peso avuto dall’Islam politico negli scontri delle ultime settimane.

«Chiunque esprime dissenso contro le politiche di guerra e miseria che ci vengono imposte oggi è chiamato non solo ad esprimere solidarietà, ma anche a prendere una posizione netta e consapevole che, in questa fase, ognuno può essere il prossimo indagato, fermato, arrestato». L’alba di un nuovo leader di sinistra è ormai sorta.

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