La sinistra giudiziaria, rappresentata da Magistratura democratica ed Area, raggiunge la maggioranza assoluta nel prossimo Csm con 11 consiglieri, 15 se si aggiungono i progressisti di Unicost, su 20. Un vero cappotto.
Solo 4, infatti, i togati di Magistratura indipendente, la corrente moderata e, un tempo, vicina al centrodestra. Ma il dato più clamoroso che emerge dallo spoglio delle schede ieri in Cassazione è il ritorno di Cosimo Ferri, ex leader di Mi, più volte sottosegretario, candidatosi a queste elezioni da indipendente. I risultati sono ancora parziali: quattordici componenti sono stati già proclamati e restano cinque seggi da assegnare con il recupero proporzionale. Difficilmente, però, ci saranno sorprese.
A imporsi, in attesa dell’ufficialità, è Area, prima corrente. Seguono Autogoverno diffuso-Magistratura democratica, Unicost, e Magistratura indipendente.
A festeggiare è soprattutto Md, che ha rivendicato il risultato come una conferma della propria strategia. «Il risultato elettorale di oggi ci ha dato ragione», scrive l’esecutivo dell’associazione, sottolineando l’elezione di Giovanni Nardecchia, Roberta Amadeo, Pier Paolo Lanni e Glauco Zaccardi, sostenuti nell’ambito del progetto condiviso con Autogoverno diffuso, voluto dal consigliere Roberto Fontana, vero vincitore di queste elezioni.
«La magistratura progressista ne è uscita rafforzata e maggioritaria e si è consolidata come dato imprescindibile la sua pluralità», fanno sapere ancora da Md, rivendicando la scelta di presentare propri candidati e sostenere quelli di Autogoverno diffuso, accomunati dalle stesse istanze di rinnovamento e criticando il sistema elettorale che ostacolerebbe la piena espressione del pluralismo.
Nel comunicato le toghe di sinistra hanno collegato il voto dei magistrati al referendum costituzionale di marzo, sostenendo la solita fake news, secondo cui la riforma avrebbe sottoposto la magistratura al governo.
Area guida la graduatoria con Egle Pilla tra i magistrati di legittimità, Eugenio Albamonte, in passato ex segretario dell’Anm, e Gianluca De Leo tra i pubblici ministeri, Chiara Gallo e Ilaria Casu nei collegi giudicanti. Autogoverno diffuso porta invece al Csm Nardecchia, Amadeo e Lanni, quest’ultimo il più votato nel collegio giudicante 1 con 482 preferenze. Unicost elegge Giuliano Caputo, Valeria Ciampelli e Pietro Indinnimeo.
Per Magistratura indipendente il bilancio è modesto: solo due, Stefano Buccini e Maria Ilaria Romano, eletti con il maggioritario, gli altri con il proporzionale. Un ridimensionamento importante rispetto ad oggi dove può contare in Consiglio su ben 7 componenti.
Proprio nel recupero proporzionale si è giocata la partita di Cosimo Ferri. L’ex segretario nazionale di Mi, già sottosegretario alla Giustizia e parlamentare, ha raccolto 258 voti nel collegio giudicante 2 dove correva da indipendente. Il suo ritorno al Csm è la vera sorpresa di queste elezioni, chiudendo così la porta alle polemiche legate al caso Palamara. La sua posizione, fuori dalla lista ufficiale di Mi ma legata alla storia della corrente, sarà determinante sui futuri equilibri della componente moderata.
Resta intanto aperta la partita dei 10 componenti laici, che il Parlamento deve eleggere in seduta comune dopo la fumata nera della prima votazione. Il centrodestra deve ancora trovare un’intesa sulle candidature e comporre le richieste dei partiti.
Fondamentale, per la maggioranza, sarà mandare al Csm figure che possano essere inclusive e non divisive, al fine di trovare un consenso trasversale se vuole aspirare ancora ad esprimere il vice presidente. Al momento, comunque, un dato è certo: il centrodestra deve mettere in atto una seria riflessione sulla giustizia. Un risultato del genere non può essere archiviato con una alzata di spalle.
Riproduzione riservata
