Resistenza legale per i partigiani della multa con gli antagonisti che si scoprono azzeccagarbugli. Non pagare, mai. Ricorrere. Fare rete. È la linea che emerge da un vademecum diffuso negli ambienti anarchici, dell’antagonismo in stile Askatasuna e della galassia ProPal, pensato per aiutare chi riceve una sanzione amministrativa dopo un corteo non autorizzato o svolto senza preavviso. Il titolo del documento è già un programma: «Resistenza legale».
Il testo prende di mira il decreto-legge 23/2026, convertito dalla legge 54/2026, che ha modificato l’articolo 18 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza. La norma impone di comunicare in Questura le manifestazioni in luogo pubblico almeno tre giorni prima. Mancato preavviso, violazione dei divieti e delle prescrizioni del Questore, deviazioni dal percorso concordato, prese di parola a riunioni non comunicate e promozione dell’evento online o in gruppi chiusi sono ora puniti con sanzioni pecuniarie. Le multe vanno da 1.000 a 10.000 euro, fino a 12.000 per chi viola divieti e prescrizioni, e aumentano da un terzo alla metà per chi accumula più violazioni.
Il paradosso, che il vademecum non sottolinea, è che la riforma ha depenalizzato il mancato preavviso: ciò che prima era reato è oggi un illecito amministrativo. Per gli autori del testo, però, si tratta ugualmente di «uno strumento per colpire il dissenso» e di una «rappresaglia» del governo Meloni per le mobilitazioni del «Blocchiamo tutto», le proteste sindacali e quelle degli attivisti ProPal.
Ma cosa fare se arriva a casa la «letterina»? Il documento consiglia di non pagare alcuna sanzione e di rivolgersi alle «reti solidali» e a un legale di fiducia. Poi spiega l’iter passo per passo.
Il verbale di contestazione deve essere notificato entro 90 giorni dall’accertamento. Se arriva oltre il termine, avvertono gli autori, la sanzione si estingue, quindi bisogna conservare busta e data di notifica. Entro 30 giorni si possono presentare scritti difensivi al Prefetto.
Poi c’è l’ordinanza-ingiunzione del Prefetto. Quantifica la somma e può arrivare anche a distanza di tempo. Il termine di prescrizione è di cinque anni e riparte da zero a ogni atto notificato. Il Ricorso al Giudice di Pace, invece, va presentato entro 30 giorni dalla notifica dell’ordinanza. Chi ha un reddito fino a 13.659,64 euro può chiedere il patrocinio a spese dello Stato.
Accanto alla strategia legale c’è la rete economica. La «Cassa di resistenza legale» promossa da Torino per Gaza si propone di coprire le spese dei ricorsi per «disinnescare il ricatto della repressione economica a livello individuale».
Ebbene, la strategia è chiara: sperare in un errore burocratico e sfruttare ogni falla per non sborsare un euro. Non solo. Nel ricorso, spiegano gli estensori, si può sollevare l’illegittimità costituzionale della norma, chiedendo al giudice di rimettere la questione alla Corte costituzionale. Il testo lo dice senza giri di parole: «Obiettivo politico della resistenza legale e collettiva è arrivare alla dichiarazione di incostituzionalità». Il documento richiama gli articoli 17 e 21 della Costituzione, su libertà di riunione e di espressione. Se il giudice respinge la richiesta, potrà confermare, ridurre o annullare la sanzione, con possibilità di appello e Cassazione. Insomma, tra gli antagonisti è scoppiata la febbre da cavillo.
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