Il governo Meloni vara il ddl scuola che impone un tetto agli stranieri e il divieto di burqa nelle aule, e la sinistra grida al golpaccio, si stracciale vesti, pestai piedi come un putto capriccioso. Sembra di stare in una classe di compagni scalmanati: Schlein denuncia una caccia alle streghe sulla pelle dei bambini; Conte profetizza una «pioggia di ricorsi» tribunalizi; qualcuno rispolvera il ritornello della rincorsa improvvida al vannaccismo (cambi qualche letterina e diventa in fretta fascismo); infine una deputata dem sentenzia che i presidi hanno cose più importanti di cui occuparsi di un burqa, per esempio? I banchi di scuola! Da Avs a 5 stelle parte così un bombardamento senza reti, toni da stadio e striscioni da tifoseria: governo razzista!
I casi sono due: o nel campo largo non hanno capito un tubo anche stavolta (cosa che non stupisce). Oppure, aforzadicombattere ilpatriarcato presunto e fasullo del centrodestra, le star del terzomondismo hanno finito per innamorarsi del patriarcato islamico: il fondamentalismo dei libertari progressisti...ve lo immaginate?
Divertente ma preoccupante. Comincio dal punto che mi sta più a cuore dell’intera faccenda: il divieto di burqa nelle classi. La mia amica Oriana Fallaci definiva quel mantello un cencio medioevale. Non indossava il burqa, bensì lo chador, quando si tolse il copricapo davanti a Ruhollah Khomeyni, leader della rivoluzione islamica iraniana lasciando di sasso i capipopolo vestiti di nero che assistevano all’incontro fingendo di tollerare quella donna mingherlina ma gigante (e parlante!). Lei rimase seria e compita davanti al tripudio maschilista, e lo disse chiaro e tondo al vecchio capo di stato che teneva gli occhi fissi al tappeto (e non la guardava): io non mi piego! Da donna, sapeva e sentiva cosa volesse dire celare il viso, e non solo il corpo, sotto un velo.
Non era fede. Non era tradizione. Non era cultura. Non era rispetto.Non era appartenenza a un credo voluto da un dio misericordioso. Era soltanto annientamento di un essere umano, la sua cancellazione e negazione nel contesto pubblico e sociale...Imporre questo supplizio a una ragazza, peggio a una bambina, vuole dire reprimere la sua identità. Renderla un nulla ambulante. Immaginiamoci poi a scuola. I compagni di classe la isolerebbero, non per cattiveria, maperché respinti dal confine invalicabile di veli e infingimenti. E il docente di turno si troverebbe nella posizione assurda di insegnare tabelline a una creatura che scivola silenziosa sotto una tunica e potrebbe avere qualunque identità nascosta tra le pieghe. I progressisti questo non lo capiscono, non ce la fanno. Accecati dall’ideologia canaglia, inseriscono alla voce patriarcato le gonne corte delle miss, le tette al vento delle influencer, persino le sottane lunghe di Tajani (che si è pure scusato della battuta infelice). Ma non riescono a vedere il patriarcato del burqa. Anzi condannano Meloni per averlo messo al bando. Siamo all’apoteosi dell’incongruenza.
E vengo alla questione numero due: il tetto agli stranieri nelle classi. La mia esperienza non fa testo perché appartengo a un’epoca in cui al massimo potevi trovarti un ragazzino napoletano al banco e tentare di capirti con lui che parlava dialetto e ti dava del figlio ‘e ‘ndrocchia” pensando di farla franca. Oggi però il problema esiste veramente. Ci sono quartieri ghetto, a Milano come a Roma, pieni di ragazzini stranieri che parlano una lingua incomprensibile. E scuole in cui gli italiani si sentono sopraffatti fino a diventare minoranza. Una classe in cui la maggior parte degli alunni proviene da nazioni diverse e parla idiomi diversi non fa progressi nell’apprendimento e nell’integrazione, semplicemente arretra. I fanciulli restano chiusi in una bolla.
I programmi si fermano agli assiro-babilonesi perché è più facile comprendere la scrittura cuneiforme che il buongiorno del compagno nordafricano, e sia arriva dritti alla fine dell’anno scolastico insieme a una frotta di bipedi asini. I più fortunati vanno avanti a pedate. I meno fortunati ripetono il ciclo fino a consunzione. Comprenderete dunque l’urgenza di una misura come quella appena varata.
Meloni e Valditara peraltro sono stati bravissimi a perfezionare il testo introducendo distinguo, limiti e persino corsi di lingua peri genitori stranieri. Ma il buonsenso deve stare stretto al campo largo: meglio raccontare la balla del razzismo di destra e del fascismo in cattedra che collaborare alla riuscita di un provvedimento illuminato.
Naturalmente è solo l’inizio della battaglia. Vedremo proteste davanti alle scuole. Collettivi scalmanati nelle piazze cappeggiati da cretini e femministe in burqa. Inventeranno che non ci sono più classi per stranieri e neppure scuole. Che l’Italia è il paese dei razzisti. Che sbarcano tutti sulle nostre coste solo perché sanno che prima o poi andrà al governo la sinistra. Finché un giorno arriverà davvero (e faccio i dovuti scongiuri perché non accada) il governo progressista. I burqa trionferanno. Le quote spariranno. La religione cristiana non potrà essere insegnata a scuola. Tuttavia un assaggio del Corano sarà consentito e auspicato prima dell’inizio di ogni lezione. Moriranno le feste comandate. E il Natale sarà solo una girandola di luci e ghirlande made in china che nessuno chiama più Natale perché tanto siamo diventati tuttologi del pensiero e della fede, senza cultura e senza tradizioni cristiane.
È solo questione di tempo credetemi, di lenta e inesorabile sottomissione. Allora vedremo chi aveva ragione: il campo largo dello nijab, o la Meloni del tetto agli immigrati.
