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Giallo della ricina, nuova perquisizione nella casa di Pietracatella: le indagini

L’inchiesta su Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, madre e figlia morte per avvelenamento lo scorso Natale

Si è svolta questa mattina una nuova perquisizione nell’abitazione di Pietracatella, in provincia di Campobasso, dove vivevano Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, madre e figlia morte per avvelenamento da ricina lo scorso Natale. Al termine delle operazioni, secondo quanto trapela da fonti investigative, la casa è stata restituita alla famiglia. L’immobile era sotto sequestro da circa dieci mesi, su disposizione della Procura di Larino, che indaga sulla vicenda per duplice omicidio aggravato dal mezzo venefico, al momento contro ignoti.

Il dissequestro

Le operazioni sono iniziate intorno alle ore 9 e hanno visto impegnati otto agenti della Squadra Mobile di Campobasso, coordinati dal dirigente Marco Graziano. Presente anche Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara. Al termine del sopralluogo, l’abitazione è stata restituita ai proprietari. La casa color carta da zucchero di via Risorgimento è stata a lungo al centro delle indagini sul giallo della ricina. Lo scorso 30 luglio era già stato effettuato un sopralluogo tecnico al quale avevano partecipato, oltre agli investigatori italiani, anche gli specialisti del Robert Koch Institute di Berlino. In quell’occasione erano stati raccolti 131 campioni tra reperti e alimenti, successivamente inviati ai laboratori del centro tedesco specializzato in bioterrorismo per le analisi. Gli esiti degli accertamenti scientifici, che potrebbero rappresentare una svolta decisiva nell’inchiesta, non sono stati ancora comunicati agli inquirenti.

Il legale di Gianni Di Vita: “Mai chiesto dissequestro dell’abitazione”

“La difesa tecnica di Gianni e Alice Di Vita, parti offese, non ha mai avanzato alcuna richiesta di dissequestro. Evidentemente gli inquirenti ritengono non più utile ai fini dell’indagine il sequestro dell’abitazione”, ha dichiarato a La Presse Vittorino Facciolla, che assiste Gianni Di Vita e la figlia minore di quest’ultimo, Alice. Ad onore del vero, padre e figlia sono stati sempre molto collaborativi con gli investigatori. La testimonianza di Alice, ad esempio, è stata fondamentale per ricostruire gli ultimi giorni di vita delle vittime. Gianni Di Vita, commercialista ed ex sindaco di Pietracatella, è stato sentito più volte come persona informata sui fatti. Ieri, in un’intervista rilasciata a un’emittente locale, l’uomo ha espresso qualche perplessità sull’ipotesi del duplice omicidio, pur senza mettere in discussione il lavoro svolto finora dagli inquirenti. “La mia speranza è che la morte di mia moglie e di mia figlia non sia stata un delitto, per me sarebbe una seconda tragedia” ha spiegato il 55enne, salvo poi chiedere che venga fatta luce sulla tragica vicenda.

Il punto sulle indagini

L’inchiesta per duplice omicidio, coordinata dalla procuratrice di Larino Elvira Antonelli, al momento procede contro ignoti. Due settimane fa, sono state effettuate “perquisizioni informatiche” in quattro scuole dell’area geografica compresa tra Pietracatella e Campobasso, tra cui l’Istituto Agrario di Riccia. Oltre agli accertamenti scientifici, infatti, gli investigatori stanno tentando di risalire all’indirizzo IP del computer utilizzato per effettuare alcune ricerche online, ritenute sospette, sulla ricina. Sul fronte delle indagini tradizionali, invece, sono stati ascoltati oltre duecento testimoni tra familiari, amici e conoscenti delle vittime. Secondo alcune indiscrezioni giornalistiche, ci sarebbero una o due persone sospettate, ma dalla procura non è filtrata alcuna conferma in tal senso. Restano infine da accertare il movente del duplice delitto e le modalità con cui è stato somministrato il veleno a mamma e figlia. Per fugare ogni eventuale dubbio bisognerà attendere gli esiti degli accertamenti condotti dagli specialisti del Robert Koch Institute, attesi nelle prossime settimane, a un anno dalla tragedia.

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