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Garlasco, l’intervista di Sempio da Berlinguer: il chiarimento sulla frase “tagliata”

A “È sempre Cartabianca” Le nuove dichiarazioni dell’indagato e l’intervento dell’avvocata Angela Taccia

Il processo sembra ormai a un passo, e la difesa di Andrea Sempio non si sottrae. Anzi, lo invoca. Mercoledì sera, a “È sempre Cartabianca”, il programma di Rete 4 condotto da Bianca Berlinguer, Garlasco ha riaperto ancora una volta la sua stanza dei misteri, quella che diciannove anni di indagini, perizie e sentenze non sono riusciti a chiudere davvero.

In studio c’era Angela Taccia, legale del trentottenne indagato nella nuova inchiesta della procura di Pavia sull’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia. Per quel delitto è stato condannato in via definitiva Alberto Stasi, all’epoca fidanzato della vittima.

Verso il processo

Sulla prospettiva di un rinvio a giudizio l’avvocata non ha usato giri di parole: “Direi che è molto probabile, ma siamo pronti, come lo eravamo già dopo il primo 415 bis notificato a maggio”. Poi ha aggiunto: “Forse è davvero ora di confrontarci tutti in contraddittorio davanti a un giudice terzo e imparziale”.

Taccia ha respinto la lettura data da alcuni commentatori alle dichiarazioni di Sempio sulla giustizia. “Constato che ancora una volta si strumentalizzano le parole del mio assistito, che non si contraddice”, ha detto. Sempio, ha spiegato la legale, ha sempre espresso fiducia nella magistratura, ricordando però che è composta da esseri umani e che gli esseri umani possono sbagliare. Eventuali errori, ha precisato, “vanno accertati nella sede opportuna”, e il suo assistito si augura che non ce ne siano e che non ce ne siano stati.

L’intervista a Sempio

La legale ha poi chiarito il senso di una frase dell’intervista andata in onda, che a suo dire, per ragioni di tempo, è stata “comprensibilmente” tagliata. La sfiducia di Sempio, ha spiegato, non riguarda la giustizia ma l’enfasi dei media: “Lui dice proprio così: io non credo più a tutto quello che sparano ogni giorno, mediaticamente. Non mi faccio più prendere dall’enfasi del mediatico. Quando mi dimostreranno che le notizie che impazzano nelle tv e sui social sono vere, dopo che l’autorità le avrà accertate, allora ci crederò”.

Nel servizio trasmesso dal programma, Sempio ha tracciato una linea netta tra la battaglia televisiva e quella giudiziaria. “Quando andiamo in televisione stiamo sparando a salve, nel senso che stiamo spiegando le nostre questioni. Ma la parte vera, la parte giuridica, è un’altra cosa”.

La “maschera” dell’indagato

L’intervistatrice gli ha ricordato il forte autocontrollo che molti gli attribuiscono e la “maschera” che lui stesso, in passato, ha detto di dover indossare. Sempio ha indicato nei media la fonte principale del suo malessere: “La maggior parte delle conseguenze negative le ho avute dall’attenzione mediatica”.

Poi il passaggio più crudo, sulla posta in gioco: “Stiamo parlando di un omicidio, di un ergastolo. Se va male, domani entro in carcere. Se va bene, esco fra trent’anni”. Un tempo, ha aggiunto, in cui i suoi genitori non ci sarebbero più: “Finisci i tuoi giorni in carcere”.

I nodi da sciogliere

A riportare il confronto sul terreno tecnico è stato il giornalista Marco Oliva, che ha messo in fila i nodi ancora aperti. Il primo è l’impronta 33: secondo la procura non sarà mai possibile stabilire se contenesse sangue. La difesa di Sempio esclude che ci fosse, mentre quella di Stasi, che si è affidata a un software sviluppato dalla Nasa, sostiene il contrario. Il secondo riguarda l’impronta di scarpa: la difesa di Sempio indica un numero 40, mentre la procura aveva parlato di una misura compresa tra il 42 e il 43.

Da qui la riflessione di Oliva: “Qualcuno mi deve spiegare come non si debba andare a un processo per fare chiarezza. Io pensavo che questa fosse l’indagine delle certezze, se tutto è stato sbagliato nel procedimento precedente. Invece andiamo a un processo pieno di incertezze”.

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