Per uscire dall’imbarazzo lo hanno definito «incontro informale». Un modo come un altro per mettere le mani avanti: ci mettiamo tanta buona volontà, per una volta niente risse.
Così, verso le 11 del mattino, Elly Schlein, Giuseppe Conte e i gemelli Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli si sono collegati in chat per una riunione online. Prima un allenamento per scaldare i muscoli: cosa ci inventiamo contro la manovra del governo Meloni? Poi la portata principale: le primarie. Il tutto per tre ore di confronto, in un clima non esattamente idilliaco.
Ancora una volta, l’ineffabile leader del M5S aveva preparato un piattino dei suoi per i commensali del campo largo. Alla stessa ora del videocollegamento, infatti, le agenzie hanno anticipato i virgolettati dell’ex premier contenuti nel nuovo libro di Bruno Vespa, «Storia della seconda Repubblica». E sono veri cazzotti: «La presenza di Italia Viva nella coalizione non è un problema nostro, ma dell’Italia. Se una parte dell’elettorato del M5S non andasse a votare per la presenza di Renzi, noi non manderemmo mai a casa la Meloni».
Ognuno si prenda le proprie responsabilità: «Poiché è stato il PD a volere che Renzi stesse con noi, è la sua segretaria che deve ottenere garanzie politiche».
In pratica, la grana dei centrini senza fissa dimora andrà avanti fino all’ultimo minuto regolamentare. The show must go on.
Nel match che si disputa durante la call, la vittoria dell’avvocato di Volturara Appula si perfeziona ai punti.
È il comunicato diffuso dopo l’incontro a certificarlo: «Abbiamo concordato che le primarie si terranno entro il mese di febbraio».
Il programma della coalizione, invece, sarà definito «entro novembre».
Tradotto: la fretta di Giuseppe Conte ha avuto ragione sulle titubanze dell’inquilina del Nazareno, che voleva spostare il mezzogiorno di fuoco più avanti nel calendario.
Il vero motivo del contendere ora si sposta sulle regole di convocazione dei gazebo.
Resiste l’idea (anche questa del leader pentastellato) del turno unico: un testa a testa tra i segretari del PD e del M5S, senza altri terzi incomodi.
Resta da sciogliere il nodo della platea degli elettori ammessi al voto. Via di Campo Marzio insiste sull’apertura al voto online; i dem sono molto più cauti e ipotizzano un albo degli aventi diritto.
Altro tema caldo è l’appropriazione dei cespugli: ogni gradimento in più è sottratto ai contendenti e, in pratica, vale doppio. Così è scattata la caccia alle frange più radicali.
Il PD, con la cessione del senatore Andrea Crisanti, si è aggiudicato il favore di Rifondazione Comunista. Il cosiddetto premio «Acerbo», dal nome del segretario del partito, che si chiede meravigliato «se è vietato inneggiare ad Hamas».
Il M5S ha reagito immediatamente, con la logica del colpo su colpo, accaparrandosi i CARC, organizzazione comunista accusata di finalità di terrorismo ed eversione. La testimone di «nozze», d’altra parte, è stata la deputata 5 Stelle Stefania Ascari, nota per aver condiviso la sua passione ProPal con Mohammed Hannoun.
Un calciomercato a suo modo spumeggiante.
Chi non l’ha presa benissimo è Nicola Fratoianni, che assiste attonito alla moltiplicazione a sinistra: AVS, a questo punto, potrebbe persino essere collocata tra i moderati.
Anche i bonsai di centro saranno ammessi al tavolo del programma: Italia Viva, Più Europa, Più Uno di Ruffini e Gabrielli e Progetto Civico dell’assessore capitolino Alessandro Onorato.
Un altro modo per continuare la guerra di posizionamento: se Elly Schlein vuole dentro a tutti i costi il senatore di Firenze, Giuseppe Conte è pronto a sbarrargli la strada con il piacione che siede nella giunta di Roberto Gualtieri.
La segretaria del PD è convinta di ottenere la nomination; il rivale pentastellato è pronto a fargliela sudare.
Il reality è pronto per andare in scena: il suq del campo largo.
