Mediatrice interculturale di origini libanesi, nata e cresciuta a Como, Sagia Hammoud, 32 anni, sposata con Youssef Siher, l’uomo fermato a Milano con l’accusa di terrorismo, è indagata per gli stessi reati. La coppia amministra, a dire di chi indaga, la chat di Telegram e la pagina social ‘Movimento 17 ottobre’ nata dopo le devastazioni che otto giorni fa hanno colpito il centro città.
Il suo attivismo a favore dei pro Pal è noto a Milano: “Sono libanese, palestinese e araba di appartenenza” scrive di se stessa. “Sono appassionata di Palestina, lettura, scrittura, musica, collage, pittura e di tutte le forme d’arte politica che si possano concepire” e tra le sue parole preferite indica “Umma, letteralmente traducibile con ‘comunità’ e derivante dalla parola araba ‘madre’: questa parola fa riferimento all’importanza del supporto reciproco e della stretta dipendenza fra le diverse membra di un unico grande organismo, la società. Ritengo il benessere comunitario essere un prerequisito per stare bene come persone singole”, aggiunge nella sua biografia apparsa su un sito web.
Il post su Ramy
Su Instagram c’è un testo scritto con il marito sulla morte di Ramy Elgaml, 19 anni, morto durante un inseguimento dei carabinieri la notte tra il 24 e il 25 novembre 2024 nel quartiere milanese Corvetto. “L’uccisione di Ramy da parte dello Stato rappresenta la punta di un iceberg le cui radici affondano non solo nella gestione repressiva delle periferie, ma anche nella narrazione dominante veicolata dalla politica, dai media e da ampi settori della società civile, in un contesto generale permeato da intolleranza verso l’’altro’. Le periferie delle città si sono trasformate in luoghi di confinamento e controllo, dove la presenza delle minoranze razzializzate viene sistematicamente criminalizzata”.
Esponente di spicco del Giovani Palestinesi
“Nata nel 1994 e cresciuta a Como, mediatrice culturale, libanese, palestinese e araba di appartenenza”. Si presenta così sul sito di un’associazione Sagia Hammoud. Fonti investigative riferiscono all’AGI che “è cittadina italiana, non ha precedenti penali e condivideva le idee del marito oltre a essere un’esponente di spicco del gruppo dei Giovani Palestinesi di Milano”. “Ho viaggiato tra Valenciennes, Bruxelles e Beirut, luoghi in cui ho lasciato un pezzo del mio cuore e dove ho riscoperto parti di me stessa. Grazie ai diversi percorsi di vita e alle persone che mi hanno affiancato, ho acquisito una nuova consapevolezza di me” - prosegue la giovane donna nella sua autobiografia - Il mio girovagare mi ha consentito di affinare le mie conoscenze dell’inglese e del francese che, insieme alle mie lingue madri - arabo e italiano - formano oggi il mio bagaglio linguistico".
