Sbagliare è umano, perseverare è diabolico. Sorge quindi il forte dubbio se non la certezza - che le continue gaffe e smorfie di Francesca Albanese non siano più errori o incomprensioni, ma autentiche esternazioni che la paladina proPal non riesce proprio a trattenere. L’ultimo scivolone è avvenuto nel corso di un’intervista a Clate vision, ripresa poi dalla Ong UN Watch diretta da Hillel Neuer, in cui la Relatrice speciale delle Nazioni Unite ha tentato maldestramente di far credere che la parola «antisemitismo» non si riferisca solo agli ebrei ma a tutti i popoli di origine semitica.
Quindi, secondo il suo ragionamento, anche agli arabi. E, per avvalorare la fantomatica tesi, è perfino arrivata a dire: «Il concetto di antisemitismo è più ampio. Quando venivano portati nelle camere a gas, alcune testimonianze nei campi di concentramento dicono che gli ebrei venivano chiamati musulmani». Una profonda imprecisione storica dal momento che, col termine «Muselmann», i nazisti non indicavano solamente gli ebrei ma tutti gli internati che avevano raggiunto uno stato moribondo.
Il concetto è comunque rimbalzato via web nella rete proPal per provare nuovamente a snaturare il significato dell’antisemitismo, col fine di ridimensionare l’allarme riguardo l’incremento di odio antiebraico nel mondo dal 7 ottobre 2023. Tuttavia le dichiarazioni hanno comunque generato numerose critiche, a tal punto che Albanese ha dovuto fare ammenda sulla piattaforma X: «Mi scuso sinceramente. Ho frainteso il termine “Muselmann” (musulmano) usato nei campi nazisti per i prigionieri al confine della morte, deducendo erroneamente che il termine antisemitismo significasse originariamente odio verso tutti i popoli semitici. In realtà è stato coniato specificamente per indicare l’odio verso gli ebrei».
La toppa della Relatrice, però, non è sufficiente. Troppo lunga la cronologia di dichiarazioni grottesche che in questi mesi hanno provocato la retromarcia dei tanti ammiratori in giro per l’Italia pronti a offrirle premi e riconoscimenti. A tenere il punto è stata, per Fratelli di Italia, la senatrice Ester Mieli: «La fake avvocato Albanese continua ad aggiungere dichiarazioni vergognose al suo curriculum. Chiede scusa, ma oramai ha gettato la maschera: la sua è una ossessione». Così anche il deputato FdI, Federico Mollicone, che incalza: «Tra gaffe, silenzi imbarazzanti, disinformazione e sfilate di moda, ormai, Francesca Albanese sembra sempre di più un personaggio di Crozza. Le ricostruzioni si sono rivelate essere non solo storicamente errate, ma veri fulcri della disinformazione complottista anti-ebraica».
Non è passato molto tempo da quando la paladina proPal, invitata nella cittadina di Reggio Emilia per ricevere la cittadinanza onoraria, ha redarguito il primo cittadino Marco Massari per aver ricordato la tragica sorte degli ostaggi israeliani nella guerra in Medio Oriente. «Il sindaco non lo giudico, lo perdono. Però mi deve promettere che questa cosa non la dice più», lo aveva bacchettato con tanto di dito alzato. Come non è passato molto tempo da quando, incalzata a commentare la repressione del regime iraniano contro i dissidenti, Albanese ha gelidamente risposto di non «spendersi» per questioni esterne al proprio mandato Onu. Salvo invece, recentemente, fare appello al disarmo dell’Ucraina per mettere fine alla guerra contro la Russia.
Un silenzio intermittente, esteso perfino all’attentato compiuto da Salim El Koudri lo scorso 16 maggio a Modena: «Io non ho seguito la faccenda, non vivo in Italia. Non è che seguo tutti i fatti di cronaca, quindi non posso risponderle». L’atteggiamento continua a provocare un profondo imbarazzo generalizzato, anche fra i suoi sostenitori, e in queste ore sta spingendo nuovamente parte dell’opinione pubblica a chiedere le sue dimissioni dall’incarico alle Nazioni Unite.
