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Antisemitismo, l’ultimo scivolone di Albanese: “Così li chiamavano nei lager”

«Il concetto di antisemitismo è più ampio. Quando venivano portati nelle camere a gas, alcune testimonianze nei campi di concentramento dicono che gli ebrei venivano chiamati musulmani». Non si contano più gli scivoloni di Francesca Albanese, relatrice ONU sui territori palestinesi, che, intervistata sul tema dell’antisemitismo, stavolta ha finito per mischiare le carte di un mazzo molto complesso come quello della Storia.

Non erano infatti gli ebrei in quanto tali a essere definiti “Muselmann” dai nazisti, ma tutti gli internati nei lager che — pare che il termine lo indicasse — si trovavano in uno stato moribondo. La parola non aveva infatti alcuna connotazione né religiosa né di provenienza. Quindi questa sovrapposizione, fatta nel tentativo di allargare il termine “antisemita” a coloro che provenivano “dal Medio Oriente”, risulta essere totalmente inesatta e sconclusionata.

Ciò che è ancora più curioso è la tendenza di Albanese a commentare fatti che non rientrano nella propria competenza. Specie dopo che, lo scorso gennaio, interrogata sui massacri iraniani nei confronti dei manifestanti, la paladina proPal si era avvalsa della facoltà di non rispondere in quanto «Relatrice sui territori palestinesi». Come se il ruolo le impedisse di spendere qualche parole sui civili massacrati.

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