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Alla Festa de Il Tempo

Antimafia, Colosimo alla Festa de Il Tempo: “Inchieste per dare la verità agli italiani”

Chiara Colosimo, presidente della Commissione Parlamentare Antimafia e parlamentare di Fratelli d’Italia, è intervenuta alla Festa de Il Tempo a Palazzo Wedekind in corso oggi e domani. “Permettetemi innanzitutto di ringraziare il direttore per questo invito che mi permette, anche se dovrò resistere ad alcune tentazioni, di entrare nel dibattito che mi ha solleticato fin qui...”, ha detto ironicamente Colosimo. La parlamentare ha ricordato che la commissione che guida “è da sempre il cuore dell’istituzione parlamentare, e in questi anni è tornata anche essere il cuore del dibattito politico e l’ha fatto probabilmente per una serie di coincidenze, di fatti che sono avvenuti tutti quanti insieme”.

Colosimo ha illustrato i principi che hanno mosso la sua azione: “Ho immaginare una Commissione parlamentare antimafia che non facesse solo testimonianza, ho inteso ricominciare a fare le inchieste e l’ho inteso con un mandato ben chiaro nella mia testa, il mandato di dare la verità agli italiani sui più grandi buchi della storia ma anche molto recenti”. Alcuni numeri: “Sono stata eletta il 23 maggio del 2023 e da allora le sedute della commissione sono state 115, di cui 98 dedicate ad audizioni e 62 a riunioni, parliamo di 182 ore di lavori, 12 comitati che a loro volta hanno fatto 166 sedute e altre 127 ore, quindi parliamo di un lavoro imponente...”. Non solo: ben 14 missioni nelle posti più disparati d’Italia da nord a sud.

“La Cassazione nei giorni scorsi ha certificato l’esistenza del più grande depistaggio della storia italiana sulla strage di via D’Amelio, pur dicendo che nel frattempo ovviamente è intervenuta la prescrizione per i poliziotti che hanno fatto questo depistaggio. Tutto questo ci dice solo una cosa che evidentemente non solo nella Commissione parlamentare antimafia, ma anche nel famoso ‘nido di vipere’ a Palermo, qualcuno aveva interesse a non dire la verità. A non raccontare che dal 23 maggio - il giorno zero - al 19 luglio - il giorno 57 - qualcuno era molto preoccupato del fatto che si scoprisse su cosa lavoravano Giovanni Falcone e PaoloBorsellino”. Lo ha ricordato ancora Colosimo nel suo interventoparlando del lavoro della Commissione sulla strage di via D’Amelio “e nello specifico sulla parte che riguarda il cosiddetto rapporto mafia appalti”.“Questo è un filone a cui io tengo particolarmente - ha scandito Colosimo - è un filone che ci porta indietro nel tempo, ma che ci racconta di come in 34 anni, si siano rincorse sentenze e motivazioni e ricostruzioni poi smentite”. Ma “grazie al lavoro dell’avvocato Trizzino che ha fatto una ricostruzione storico-giudiziaria incredibile in Commissione, noi abbiamo potuto prendere il filone giusto. Perché non si è basato su teorie, si è basato sugli atti. Si èbasato sul Borsellino uno e sul Borsellino due che sono stati poi smentiti dal Borsellino ter e dal Borsellino quater”.

“Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (non a caso Giovanni Falcone ha coniato il ‘follow the money’) avevano chiaro - ha evidenziato la presidente della Commissione antimafia - che la criminalità organizzata sa che costruire il consenso vuol dire anche dare posti di lavoro, vuol dire anche cercare di indirizzare l’economia e di fatto il rapporto mafia appalti raccontava questo, raccontava di una città in cui gli interessi della criminalità organizzata, della politica e dell’imprenditoria si incontravano per fare soldi e affari. Tutto questo qualcuno non lo ha voluto dire, non lo ha voluto scrivere, io non vi dirò le conclusioni perché non sarebbe giusto per il mio ruolo, ma vi posso dire che ho letto tutto e il contrario di tutto”. Ma “c’è una certezza su questo filone - ha affermato Colosimo - la certezza la hai quando entri nello studio privato del giudice Borsellino e scopri come lavora un magistrato davvero: cataloga tutto. Non c’era un solo faldone senza un’etichetta fuori e senza che dentro non ci fosse allegata un’indagine e le prove di quell’indagine. Addirittura allegava gli articoli di giornale ritagliati e sottolineati che richiamavano quello che lui aveva trovato nell’indagine e che a sua volta lo legava al pezzo successivo. Il lavoro che Paolo Borsellino stava facendo era il lavoro di un testimone”. Dai familiari di Paolo Borsellino “mi è stata ancora una volta chiestala verità. E io non posso tradire la fiducia di quelli che mi hanno chiesto quella verità. Non posso in nessun modo accomodarmi su una verità di comodo, ma non posso nemmeno più permettere che alcuni utilizzino il loro nome di magistrati antimafia per deviare ancora le indagini. Questo - ha concluso Colosimo - costi quel che costi io non lo farò e non lo permetterò perché quei figli li ho guardati in faccia e perché agli italiani io devo la parola verità”.

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