kit per i violenti

Abiti, istruzioni e itinerari. Il manuale del guerrigliero

Sulle chat circola un vademecum su come affrontare gli scontri, come muoversi per strada e come curarsi da sé

Occhiali protettivi, kefiah o mascherine per proteggersi dai gas. Poi la felpa con il cappuccio e i guanti da cucina, che «aiutano a proteggere le mani dal calore dei lacrimogeni». Tutto descritto minuziosamente, insieme alle strategie per manifestare, nel manuale «Rivoluzione, istruzioni per l’uso» pubblicato nel gruppo telegram del Movimento 17 ottobre.

Il documento di quattro pagine è stato diffuso alla vigilia delle manifestazioni annunciate per la giornata di oggi, per prepararsi a muoversi tra le vie delle diverse città in piccoli cortei non autorizzati. Non è un’idea nuova, ma segue le tattiche del manuale nato in Egitto durante le proteste del 2011, definita «la rivoluzione del Nilo», partita il 25 gennaio da piazza Tahir, al Cairo. Ai tempi i manifestanti egiziani distribuivano una guida di ventisei pagine con le azioni e i comportamenti da tenere in strada. Quindici anni dopo quel documento ritorna, diffuso in una chat con oltre 6mila iscritti. Gli obiettivi? Vengono definiti «tattici» e sono tre: manifestare il dissenso verso il Governo Meloni, espandere alle masse la mobilitazione e proteggere i fratelli e le sorelle rivoluzionari.

Segue la metodologia della mobilitazione. Primo punto, il pre-concentramento: «riunirsi lontano dalla presenza delle forze di sicurezza», da lì ci si ricongiunge con gli altri gruppi, incoraggiando chi si trova per strada a partecipare. Infine l’ultima istruzione: «marciare tutti insieme verso il concentramento stabilito».

E una volta arrivati cosa può accadere? Che le forze dell’ordine possono bloccare il corteo, magari utilizzando i lacrimogeni per disperdere la folla. Per precauzione, il manuale raccomanda di tenere nello zaino un kit di pronto soccorso, antidolorifici e acqua. Poi il necessario per resistere agli scontri. Il maalox liquido, da mischiare con l’acqua per attenuare l’effetto dei gas lacrimogeni e l’aceto con il quale impregnare la kefiah per ottenere lo stesso risultato.

All’ultima pagina c’è la «tattica collettiva», le istruzioni su come agire in piazza e continuare la guerriglia. Davanti allo sbarramento si «gridano gli slogan e si prova a sfondare lo sbarramento». A quest’azione potrebbe seguire la reazione dei reparti per la gestione dell’ordine pubblico. Ecco in quel caso, secondo l’opuscolo, «se cominciano a picchiare si arretra di qualche passo» e poi si va avanti perché «più la folla si avvicina alle file delle forze di sicurezza, meno queste possono lanciare i lacrimogeni. E cresce la nostra pressione su di loro».

Una strategia dettagliata per alzare il livello dello scontro e portare tattiche paramilitari tra le strade delle città, tra i palazzi che vengono definiti «torri di avvistamento a favore dei movimenti popolari». Un piano che prevede un’attenta divisione dei compiti: c’è chi eseguirà le azioni di primo soccorso, chi accompagnerà i feriti fuori dalla folla, chi si occuperà dei cori e chi controllerà che nessun manifestante rimanga indietro. Un vero e proprio vademecum della violenza che come obiettivo prioritario non ha la protesta politica, ma l’attacco frontale alle istituzioni. Che si conclude così: «Non essere passivo e inutile: anche tu sei parte della Rivoluzione». Riproduzione riservata

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