«Finché si continua a offendere l’Islam e i musulmani sarete potenziali bersagli. Non solo i poliziotti e gli ebrei, ma tutti». L’agghiacciante messaggio è stato inviato per posta elettronica ad un amico da Kahina, la giovanissima moglie di Samy Amimour, uno dei tre attentatori che il 13 novembre scorso ha fatto strage degli spettatori che al teatro Bataclan ascoltavano il concerto degli Eagles of Death Metal. «Sono così orgogliosa di mio marito e ti scrivo per lodarne il sacrificio», spiega tre giorni dopo l’assalto sull’account email intercettato dagli investigatori che stanno indagando sugli attentati di Parigi e sulle 130 vite spezzate dalla jihad scatenata nel cuore dell’Europa. La filosofia di Kahina è banale quanto spaventosa: «Tu ci uccidi, io ti ammazzo, tu ci combatti, io ti combatto». Con Samy si erano incontrati sull’autobus. Lui, autista per la Rapt, la società che gestisce i trasporti nell’Ile-de-France. Lei, studentessa modello che sui pullman per Saint-Denis ripassa la lezione prima di entrare in classe. È bella, si fa notare. Con Samy diventano amici, molto assidui nei social network. Finché si innamorano. Nel 2013 fanno capolino i primi «messaggi estremisti» inviati su Internet. Nel 2014, quando Amimour vola a combattere con l’Isis, Kahina lascia Parigi e la scuola, lo raggiunge e lo sposa. Si stabiliscono prima a Raqqa, in Siria, e poi a Mosul, in Iraq. È entusiasta: «Ho un appartamento arredato con cucina, due bagni, tre camere da letto, e non pago affitto né elettricità e acqua. Non ho visto un solo mendicante! Sai perché? Perché la proprietà è così ben distribuita che tutti vivono bene». Ma la realtà è fuori la porta: «Una volta ero al suk e abbiamo sentito un rumore tremendo, una grande esplosione!». Sono le bombe della coalizione. E da allora iniziano le minacce all’Occidente: «Mandano i loro aerei, in Francia e altrove si vive bene, qui la gente muore, è ingiusto. È una guerra contro l’Islam, non contro il terrorismo. Presto, se Allah lo vorrà, la Francia e l’intera coalizione sapranno che cosa è la guerra in casa». E la guerra a Parigi, arriva il 13 novembre. Kahina è «orgogliosa» che uno degli attentatori del Bataclan sia suo marito. «Sono fiera del suo sacrificio - scrive - Sapevo tutto fin dall’inizio. Ho incoraggiato mio marito a terrorizzare il popolo francese. Niente sarà più come prima. Avrei voluto saltare in aria con lui». Forse a trattenerla è stato il figlio di Samy che portava in grembo, poi nato subito dopo la strage.
"Chi offende l’Islam verrà colpito"
le raccapriccianti email della sposa di Samy Amimour
