Esteri

Abaaoud poteva essere catturato vivo

Dopo la strage filmato dalla polizia sotto il viadotto del metrò PARIGI Caccia al regista delle stragi

Un’ingloo di rami e foglie sotto il viadotto della metropolitana, ad Aubervilliers. In questo rifugio costruito dai barboni Abdelhamid Abaaoud, il leader dei commando che il 13 novembre scorso hanno ucciso 129 persone e ne hanno ferite 352 a Parigi, si nasconde dopo gli attentati. C’è arrivato qualche ora dopo le stragi. Probabilmente dopo aver abbandonato in place Albert Khan la Clio nera usata dagli attentatori che hanno fatto sparato nei ristoranti del X arrondissement e dopo esser tornato al teatro Bataclan, lordo del sangue degli degli spettatori che assistevano al concerto degli Eagles of Death Metal. Strano ma vero: nessuno lo nota nel viavai di ambulanze e sirene. La prudenza gli consiglia di nascondersi, visto lo stravagante abbigliamento: pantaloni larghi, tunica chiara e cappello «da afghano». Raggiunge l’igloo di Aubervilliers dove i senzatetto vanno a dormire di tanto in tanto. È grande abbastanza e c’è pure un giaciglio di fortuna. Da qui telefona alla cugina Hasna Aït Boulahcen, chiede di portagli due abiti nuovi e trovare un nascondiglio più sicuro. Intercettando il cellulare della ragazza, e anche grazie ad un’informazione dei servizi segreti, la polizia arriva nella zona industriale di Aubervilliers. Sa che nel curvone in fondo a via Marcel Carné ci sono capanne tra la fitta vegetazione. Così piazza telecamere dall’altro lato della strada. E filma una serie di automobilisti che usano quella macchia come urinatoio. Poi, alle 20.10 del 17 novembre, fa capolino Hasna accompagnata da un uomo, rivela il quotidiano «Le Parisien». Lei telefona e dai cespugli esce la sagoma di un giovane che rassomiglia in tutto e per tutto ad Abaaoud, ricercato da gennaio dopo lo smantellamento della cellula di Verviers in Belgio. La polizia vuole passare all’azione. «Gli agenti, dopo averlo riferito ai propri superiori, ricevono l’ordine di non intervenire», scrive «Le Parisien». Il gruppetto di jihadisti discute, poi sale su un taxi e vola in rue de Courbillon, a Saint Denis. Nell’appartamento dove troverà la morte all’alba del 19 novembre durante l’assalto delle «teste di cuoio». Nella capanna tra gli alberi gli inquirenti hanno nel frattempo trovato, oltre a resti di cibo, sim telefoniche, cavi elettrici e pile. Temono un attentato imminente con una bomba rudimentale. Di qui il raid a Sant Denis. Ciò non toglie che Abaaoud e i complici avrebbero potuto essere catturati due giorni prima. Vivi. Così da risalire ai mandanti delle stragi, ancora senza volto.

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