Esteri

L’Isis: «Italia forza di occupazione»

Minacce dei jihadisti che vogliono impedire il restauro della diga di Mosul I lavori affidati ad un’impresa di Cesena. Per proteggerla 500 nostri soldati

Gli italiani a Mosul sono già nel mirino dell’Isis. Dopo l’annuncio, da parte del premier Matteo Renzi, dell’invio in Iraq di un contingente italiano composto da 500 militari per proteggere dagli jihadisti i lavori su un’importante diga, il web si è scatenato. Dagli account Twitter che simpatizzano per lo Stato islamico, sono partiti messaggi di minaccia: «L’Isis farà maccheroni degli italiani». Il sentimento diffuso, così come si legge in altri post pubblicati sul social network, è che l’arrivo delle truppe in realtà nasconda una «nuova occupazione». Da alcuni profili, invece, l’accusa a Roma è più pesante. Qualcuno scrive: «È la guerra dei soldi e l’Italia non vuole far perdere i due milioni di dollari alla sua azienda. Ma pagherà un caro prezzo«. Gli jihadisti, dunque, si preparerebbero ad attaccare il nostro contingente che però, ha spiegato ieri il ministro della Difesa Roberta Pinotti, non va a Mosul «per combattere, bensì a compiere interventi per preservare la diga, un’infrastruttura fondamentale per il futuro dell’Iraq, che se abbandonata rischia di provocare un grave danno ambientale». I nostri 500 militari, ha aggiunto, «andranno a proteggere il lavoro dell’impresa italiana che compirà il lavori sulla diga», che si trova sul fiume Tigri ed è considerato la più grande in Iraq e la quarta in Medio Oriente. È stata inaugurato nel 1986 ed è costata più di un miliardo di dollari. La diga raggiunge un’altezza di 113 metri e una lunghezza di a 3,4 chilometri, con un serbatoio che ha una capienza di otto miliardi di metri cubi di acqua. I lavori di manutenzione sono necessari, ha detto Renzi, perchè rischia il crollo con la conseguente «distruzione di Baghdad». L’appalto per i lavori è stato vinto dal Gruppo Trevi di Cesena che ieri, in una nota, ha fatto sapere: «L’impianto, situato a 35 chilometri a nord di Mosul, è seriamente danneggiato; il rischio di un cedimento potrebbe avere delle conseguenze gravi mettendo a rischio le province di Ninive, Kirkuk e Salahuddin, causando possibilmente danni nella pianura dell’Eufrate fino a Baghdad, 350chilometri a sud». Secondo quanto riferito alla tv irachena ìAlsumaria news” dal direttore della diga, Riad Ezziddine, la situazione dell’impianto ìè buona” e non necessiterebbe di alcun intervento. Anche il ministro per le Risorse Idriche, secondo quanto riporta «Iraqi news», ha spiegato che più volte nel corso degli anni sono stati effettuati lavori di rinforzo alla fondamenta proprio per evitare danni e la comparsa di crepe. E le minacce agli italiani in breve tempo hanno riempito gli account dei seguaci dell’Isis che hanno promesso di «accogliere adeguatamente i nuovi invasori» Intanto, ieri la Digos di Ragusa ha diffuso alcune foto presenti nei telefoni cellulari sequestrati al ventenne siriano sbarcato a Pozzallo il 4 dicembre scorso. Nelle immagini il giovane appare mentre imbraccia kalashnikov oppure accanto ad un monumento apparentemente distrutto dall’Isis. Martedì il gip ha convalidato il fermo e gli inquirenti si stanno concentrando sui contatti che il giovane aveva all'estero. In Austria, invece, ieri sono state arrestate due persone in una casa per rifugiati a Salisburgo perché sospettate di essere legate agli attacchi di Parigi del 13 novembre scorso. I due sono di origine algerina e sarebbero arrivati in Austria dalla Siria ad ottobre, insieme ai kamikaze dello Stade de France con documenti falsi.

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