Esteri

Donne d’Arabia finalmente alle urne

di Marcello De AngelisIl regno d'Arabia Saudita è da sempre considerato il migliore alleato dell'Occidente nel mondo islamico. Eppure è proprio in Arabia che le leggi ispirate ad una...

Il regno d'Arabia Saudita è da sempre considerato il migliore alleato dell'Occidente nel mondo islamico. Eppure è proprio in Arabia che le leggi ispirate ad una interpretazione a dir poco letteraria del Corano trovano la più rigida applicazione. Tanto che l'estensione del diritto elettorale attivo e passivo alle donne - limitato alle sole assemblee amministrative - si è verificata ieri per la prima volta, in base ad un decreto del defunto re Abdhalla Bin Abdelaziz. Il decreto è del 2011, ma la sua applicazione, malgrado la volontà reale, ha subìto notevoli resistenze. Va ricordato, per avere una reale percezione della condizione femminile nel regno saudita, che alle donne è ancora interdetta la patente di guida! Dall'Arabia un visitatore può tornare a casa e confermare sinceramente al vicino di casa che le donne nei Paesi islamici vivono proprio come vengono ritratte nelle vignette satiriche. Sono effettivamente vestite di nero, coperte dalla testa ai piedi compreso il viso, non parlano - durante la campagna elettorale le candidate non hanno potuto fare comizi né manifesti con la propria faccia - si sposano ancora per matrimoni combinati e quando escono di casa sono vincolate ad un anonimato assoluto. Un trattamento che viene considerato eccessivo in quasi tutti gli altri Paesi a maggioranza islamica. Chi frequenta sauditi, in particolare fuori dall'Arabia, scopre che poi all'interno della vita famigliare l'atmosfera è tutt'altra. Il reddito medio è altissimo e le ragazze delle famiglie abbienti sono solite frequentare buone università all'estero. E quando tornano a casa non sono disposte a tornare indietro di secoli. L'applicazione del decreto del defunto re segna comunque un inizio e fa sperare molti sauditi che nel quadro legislativo del regno riesca a fare breccia un principio di «minima ragionevolezza». Che non si continui insomma a leggere un testo normativo - perché il Corano è soprattutto questo - che era sicuramente innovativo nei primi decenni del VII secolo, come se da allora nulla fosse cambiato.

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