L’aumento della temperatura sulla Terra non dovrà superare i due gradi centigradi. Ma per il momento l’obiettivo è contenere il riscaldamento «solo» di 1,5 gradi. Risultato «storico», per il presidente francese Francois Hollande, quello raggiunto alla COP 21, la conferenza sui cambiamenti climatici che ha tenuto a Parigi per 13 giorni i rappresentanti di 196 Paesi. «Una frode», boccia l’astrofisico statunitense James Hansen, «padre del riscaldamento climatico». «Fino a quando i carburanti fossili saranno i più economici, continueranno ad essere bruciati ed è inutile mettere obiettivi e dire cercheremo di fare un po’ meglio ogni cinque anni». L’intesa raggiunta a Le Bourget, aeroporto trasformato in palcoscenico mondiale, divide più che riunire. Tanto che la delegazione degli Stati Uniti, tra i paesi con le maggiori emissioni di anidride carbonica, ha subito annunciato di non voler sottoporre Washington al meccanismo di revisione vincolante. «Era ovvio che non tutti potevano ottenere tutto ma è il miglior accordo possibile - spiega Laurent Fabiut, ministro degli Affari Esteri francese e presidente di COP21 - Salva le isole che rischiano di venire sommerse dall’innanalzamento dei mari per effetto dello scioglimento dei ghiacci dell’Artico e dell’Antartide dovuto al riscaldamento climato. Garantisce fondi per l’Africa e i Paesi più poveri (cento miliardi di dollari per il 2020) affinché possano avviare politiche di sviluppo sostenibile». Benedetto dal segretario generale delle Nazioni Unite Ban del Ki-moon, l’accordo è stato visto da molti in Cina e India come un tentativo di frenarne la crescita industriale, alimentata negli ultimi decenni dal massiccio ricorso agli «inquinanti» carburanti fossili. Sul fronte opposto, gli ambientalisti, hanno criticato il testo, definitivo «molto vago», riguardo l’obiettivo dei due gradi da non sforare. Avrebbe voluto una «maglia» più stringente per il «primo accordo globale sulla storia del clima» Célia Gautier, portavoce di Climate Action Network. Per Hollande l’intesa raggiunta è, invece, «ambiziosa ma realistica». E Fabius insiste: «Stimola i Paesi produttori di petrolio a diversificare le fonti energetiche». Per far intendere, a chi non l’avesse ancora capito, che oro nero e carbone non dovranno più rappresentare l’unico carburante della crescita industriale. Anche il Protocollo di Kyoto, firmato l’11 dicembre 1997, trattava degli stessi argomenti. Poi Cina e India si sfilarono, altri Stati vennero esonerati dal rispettarne i dettami perché si ritenne non fossero tra i principali responsabili dell’emissione di gas serra. E dalla conferenza COP3 di Kyoto, che ormai sembra lontana anni luce, si è arrivati alla COP21 di Parigi. Discutendo (sempre) degli stessi argomenti, con qualche passo avanti e tanto scetticismo. «Ma questa volta ci siamo», giura il presidente Hollande. «Avete un’occasione storica per cambiare il mondo, perché il pianeta viva», rilancia ai delegati venuti dai cinque continenti. L’ accordo prevede inoltre che le parti «puntino a raggiungere il picco delle emissioni di gas serra il più presto possibile», e di proseguire con rapide riduzioni dopo quel momento«per arrivare a un equilibrio tra le emissioni da attività umane e le rimozioni di anidride carbonica nella seconda metà di questo secolo».
A Parigi "tagliati" i gas serra
Aumento della temperatura contenuto a 1,5 gradi. Gli Usa si "sfilano" Dalla conferenza sul clima 100 miliardi per lo sviluppo sostenibile
