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Il Papa atterra a Nairobi, al via la visita in Africa

Storico viaggio del Pontefice. Imponenti misure di sicurezza: 28mila agenti in campo. Francesco: "Il terrorismo si alimenta con la povertà" ALLERTA 007 Nessuna visita alla moschea

Il Papa atterra a Nairobi, al via la visita in Africa

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"Il terrorismo si alimenta con la povertà". Papa Francesco atterra in Kenya, prima tappa del suo viaggio africano. L'aereo del Pontefice, decollato stamattina da Fiumicino, è atterrato all'aeroporto internazionale "Jomo Kenyatta". E' la prima visita assoluta in un paese africano. Le successive mete sono Entebbe (Uganda) il 27 novembre e Bangui (Repubblica Centrafricana) il 29 novembre. Il viaggio apostolico si concluderà il 30 novembre. Il viaggio sarebbe a rischio attentati ma secondo padre Lombardi, direttore della sala stampa vaticana, "non ci risultano elementi nuovi di preoccupazione per cui il programma continua a essere quello previsto. Il Papa spera vivamente di portare il suo messaggio di pace". Nel videomessaggio alle popolazioni che si appresta a incontrare, il Pontefice dice: "Verrò da voi come messaggero di pace". Papa Francesco si rivolge agli abitanti della Repubblica Centrafricana, la tappa più a rischio. Nella capitale Bangui Bergoglio anticiperà l'apertura dell'Anno Santo il 29. Nel videomessaggio Francesco conferma: "Avrò la gioia di aprire per voi, un po' in anticipo, il Giubileo della Misericordia, che sarà per tutti, mi auguro, l'occasione provvidenziale per un autentico perdono, da ricevere e da dare, e un rinnovamento nell'amore". E poi aggiunge: "Sarò pronto a sostenere il dialogo interreligioso per incoraggiare la convivenza pacifica nel vostro Paese. So che è possibile, perché siamo tutti fratelli".


Il ringraziamento Papa Francesco twitta in lingua swahili il suo saluto al Kenya.
 


"Che Dio benedica il Kenya!", scrive dal suo account. Dopo aver salutato e ringraziato per l'accoglienza, Papa Bergoglio si rivolge ai giornalisti: "Vado con gioia a trovare i keniani, gli ugandesi e i fratelli della Repubblica Centrafricana. Vi ringrazio per tutto quello che farete perché questo viaggio dia i frutti migliori, siano materiali che spirituali. E così mi piacerebbe salutarvi uno per uno".


La minaccia islamica Poi parla del pericolo attentati e della minaccia integralista. "La violenza, il conflitto e il terrorismo si alimentano con la paura, la sfiducia e la disperazione, che nascono dalla povertà e dalla frustrazione". Nel discorso pronunciato alla State House di Nairobi, dove ha avuto luogo la cerimonia di benvenuto e il successivo incontro con le autorità del Paese, Francesco dice: "La lotta contro questi nemici della pace e della prosperità dev'essere portata avanti da uomini e donne che, senza paura, credono nei grandi valori spirituali e politici che hanno ispirato la nascita della Nazione e ne danno coerente testimonianza. Fintanto che le nostre società sperimenteranno le divisioni, siano esse etniche, religiose o economiche, tutti gli uomini e le donne di buona volontà sono chiamati a operare per la riconciliazione e la pace, per il perdono e per la guarigione dei cuori", testimoniando "una genuina preoccupazione per i bisogni dei poveri, per le aspirazioni dei giovani e per una giusta distribuzione delle risorse umane e naturali con le quali il Creatore ha benedetto il vostro Paese". Ai cittadini del Kenya e "in modo speciale a voi, che guidate la vita politica, culturale ed economica del vostro Paese - ha sottolineato Francesco - sono affidate la promozione e la preservazione di questi grandi valori. E' questa una grande responsabilità, una vera e propria vocazione al servizio dell'intero popolo keniota", ha scandito ricordando che "il Vangelo ci dice che a quelli a cui è stato dato molto, sarà richiesto molto". "La Chiesa Cattolica - ha assicurato - contribuirà alla promozione umana e sociale "mediante le sue opere educative e caritative". Ma l'intera società deve "mostrare una genuina preoccupazione per i bisogni dei poveri, per le aspirazioni dei giovani e per una giusta distribuzione delle risorse umane e naturali con le quali il Creatore ha benedetto il vostro Paese". "Nell'opera di costruzione di un solido ordine democratico, di rafforzamento della coesione e dell'integrazione, della tolleranza e del rispetto per gli altri, il perseguimento del bene comune dev'essere un obiettivo primario" per raggiungere il quale i responsabili della vita pubblica debbono "operare con integrità e trasparenza per il bene comune e a promuovere uno spirito di solidarietà a ogni livello della società".


Un ulivo in segno di pace Papa Francesco e il presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta, hanno piantato insieme un ulivo alla State House. Dopo l'esecuzione degli inni, gli onori militari e la presentazione delle rispettive delegazioni, il Papa e il presidente hanno avuto un breve colloquio, al quale ha fatto seguito la firma del Libro d'Oro. Nel Palazzo Presidenzale si è tenuto anche un incontro bilaterale tra le Delegazioni vaticana e keniota al quale hanno partecipato - da parte vaticana - il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, i cardinali Filoni, Turkson e Njue e il sostituto della Segreteria di Stato, monsignor Giovanni Angelo Becciu. "Cari amici - ha poi commentato il Papa incontrando le autorità del paese e il Corpo Diplomatico sotto un tendone collocato nello stesso giardino - mi è stato detto che qui in Kenya c'è la tradizione che i giovani alunni piantino alberi per la posterità. Possa questo segno eloquente di speranza nel futuro e di fiducia nella crescita donata da Dio sostenervi negli sforzi di coltivare una società solidale, giusta e pacifica sul suolo di questo Paese e in tutto il grande Continente africano". "Il Kenya - ha aggiunto il Papa - è stato benedetto non soltanto con una immensa bellezza, nelle sue montagne, nei suoi fiumi e laghi, nelle sue foreste, nelle savane e nei luoghi semi-deserti, ma anche con un'abbondanza di risorse naturali. La gente del Kenya apprezza grandemente questi tesori donati da Dio ed è conosciuta per la propria cultura della conservazione, che le rende onore". "Noi - ha rilevato con forza Francesco - abbiamo una responsabilità nel trasmettere la bellezza della natura nella sua integrità alle future generazioni e abbiamo il dovere di amministrare in modo giusto i doni che abbiamo ricevuto". "Tali valori - ha poi concluso - sono profondamente radicati nell'anima africana. In un mondo che continua a sfruttare piuttosto che proteggere la casa comune, essi devono ispirare gli sforzi dei governanti a promuovere modelli responsabili di sviluppo economico".


Allarme sicurezza Niente auto blindate, niente giubbotti antiproiettile. Francesco compie il suo viaggio più difficile e più pericoloso. La macchina organizzativa per la sicurezza nei tre Paesi può contare su 25.000 agenti di polizia, la maggior parte di loro appartenenti a unità paramilitari, e 3.000 caschi blu. La prima tappa del viaggio è il Kenya, Paese dove sono avvenuti alcuni dei più sanguinosi attacchi degli ultimi anni da parte dei jihadisti di al-Shabaab. A Nairobi il governo ha dispiegato 10 mila poliziotti supportati da altri 10 mila volontari del Servizio nazionale della Gioventù. Saranno inoltre chiuse al traffico le vie principali della città. Anche l'Uganda ha reso noto che la sicurezza del Pontefice sarà garantita dalla presenza di circa 10 mila agenti. Ma a preoccupare di più, è la tappa nella Repubblica Centrafricana, a Bangui, per l'apertura in anticipo, rispetto all'8 dicembre, dell'apertura della Porta Santa per il Giubileo. Una tappa questa, fortemente voluta da Papa Francesco che ha respinto ogni avvertimento di possibili attentati. Qui la sua sicurezza è nelle mani di 3 mila caschi blu, circa un migliaio di soldati provenienti da diversi contingenti internazionali e 500 poliziotti locali.

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