Esteri

Oggi la manifestazione che divide l’Islam romano

Appuntamento alle 15 in centro. In molti non verranno Il cardinale Sarah: «Per loro valiamo meno di un cane» CHAOUKI Io ci vado - SALVINI Io non ci vado

È nata per essere la manifestazione di tutta la comunità musulmana d'Italia, invece rischia di diventare l'ennesimo motivo di divisione interna. «Uno spot per qualcuno», suggeriscono alcuni fedeli che hanno già preso le distanze perché «l'evento si è subito politicizzato». Oggi a Roma scenderà in piazza l'Islam italiano (o almeno una parte di esso), per ribadire la ferma condanna alla recente strage di Parigi e per esprimere «il più profondo sentimento di vicinanza al popolo francese e a tutti i familiari delle vittime così barbaramente uccise». L'appuntamento è alle 15 in piazza Santi Apostoli e «Not in my name» è il titolo che si è voluto dare a questo evento che, dal punto di vista della sicurezza, preoccupa e non poco le forze dell'ordine visto il contesto internazionale in cui si svolge. Questo, però, è solo uno dei tanti problemi che porta con sé una manifestazione auspicata e richiesta da più parti, soprattutto dopo quanto accaduto la settimana scorsa in Francia. Un nome che «indispone», e che comprare tra quelli che hanno da subito sostenuto l'evento, sarebbe quello del parlamentare del Pd, di origini marocchine, Khalid Chaouki, che sembra non raccogliere tutte le simpatie dei suoi correligionari. Proprio il parlamentare, secondo quanto scritto sul sito del Coreis, ha dato un «impulso» all'evento. Una sfumatura che non è piaciuta. I più maliziosi sostengono che dietro la manifestazione di oggi ci siano «le istituzioni», che avrebbero fatto pressioni sui rappresentati dell'Islam italiano accreditati al Viminale, perchè nascesse un evento che placasse le polemiche sulla divisione della comunità islamica dal tessuto sociale. Vero o falso, il progetto non sembra andare come sperato. Il nome di Chaouki, o forse di altri, non è servito, infatti, a portare in piazza la Confederazione della comunità marocchina in Italia che, pur denunciando «da sempre le barbarie commesse dagli jihadisti integralisti», ha fatto sapere che non sarà a piazza Santi Apostoli perché «non vogliamo essere utilizzati come mero strumento di propaganda politica, perchè in questo delicato momento storico risulterebbe avere un effetto negativo. Siamo quindi uniti contro il terrorismo, ma lasciando a casa le "bandiere" di partito ed accantonando ogni azione poco trasparente che celi della demagogia». In piazza non ci sarà neanche l'Associazione delle donne marocchine in Italia, di cui è presidente Souad Sbai. L’ex parlamenatre è netta: «È un evento chiaramente politicizzato. Inoltre, nel nostro paese non c'è una figura unica che rappresenta l'Islam, come per la comunità ebraica o per i cristiani. Io non partecipo alle manifestazioni della sinistra, con Chaouki, Sel e via discorrendo. Non l'ho fatto in passato e non ho intenzione di farlo adesso. Noi siamo andate il 14 novembre davanti all'Ambasciata francese per portare un mazzo di fiori e la nostra vicinanza, non perché qualcuno dovesse vederci, ma perché sono cose che si fanno quando vengono dal cuore. A Santi Apostoli ci sarà anche qualcuno in buona fede, ma c’è anche qualcuno che vuole accreditarsi presso le autorità italiane». Lasciando da parte le polemiche, l’evento non passerà inosservato e le misure di sicurezza saranno elevate. «Dobbiamo provare a dialogare con i musulmani, ma non è sempre facile, possibile»: il giudizio è del cardinale africano Robert Sarah, dato a chi chiedeva, anche dopo i fatti in Mali, se sia possibile un dialogo tra cristiani e musulmani. «Parlo per la mia esperienza - ha detto Sarah - molte volte ho parlato per esempio con i vescovi del Sudan e per i musulmani di quel Paese un cristiano è meno di un cane, è legna da bruciare. Come si può dialogare?»

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