Esteri

Usa, resa dei conti dopo Midterm. Da Heghseth a Rubio, gli scenari nei repubblicani

La disfatta elettorale di Midterm ha aperto la stagione dei regolamenti di conti nel Partito repubblicano. Mentre Donald Trump cerca di contenere i danni della sconfitta subita, a Washington è già cominciata la caccia ai responsabili. Il primo a finire nel mirino è il segretario alla Difesa Pete Hegseth, sul quale potrebbe abbattersi un voto di impeachment già la prossima settimana.

Lo scossone potrebbe però arrivare dal segretario di Stato, Marco Rubio, che – secondo quanto riportato dal quotidiano britannico The Independent – starebbe valutando le dimissioni per prendere le distanze dal presidente e preparare la propria corsa alla successione nel 2028. Il calcolo politico sarebbe semplice: restare legato a un presidente indebolito, destinato a diventare sempre più una “anatra zoppa”, rischia di compromettere le ambizioni di chi vuole ereditarne il potere. Rubio dovrebbe quindi misurarsi con il vicepresidente JD Vance, altro aspirante alla Stanza ovale e interprete più diretto dell’eredità “MAGA”.

Su Hegseth pesa soprattutto il ruolo avuto nella campagna in Iran che ha bloccato l’amministrazione in un vicolo cieco. In realtà, la scelta dell’attacco è stata condivisa con l’intero vertice e approvata dal presidente: il capo del Pentagono funge quindi in questo caso da capro espiatorio. A sfavorirlo, però, c’è anche l’altra mossa molto impopolare e poi ritrattata di trasmettere pubblicamente l’esecuzione del terrorista Nidal Hasan.

Il presidente, almeno per ora, continua a difendere Hegseth , dichiarando ad ABC News di avere tutta l’intenzione di tenerlo. Un eventuale impeachment alla Camera, peraltro, non comporterebbe automaticamente la destituzione, dato che servirebbe una condanna del Senato con una maggioranza di due terzi, ma il significato politico di una rivolta repubblicana sarebbe devastante.

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