Esteri

La Francia reintroduce il confino

Il governo può imporre la "residenza obbligatoria"

Quanto siamo disposti a cedere della nostra libertà in cambio della nostra sicurezza? È la domanda fondamentale su cui si interrogano i Paesi occidentali e i loro cittadini. La Francia, colpita così duramente negli attacchi di venerdì scorso, non ha dubbi: serve una stretta temporanea. Lo ha detto chiaramente il premier francese Manuel Valls ieri davanti all’assemblea nazionale chiamata a prorogare per tre mesi lo stato di emergenza nazionale decretato alla mezzanotte del 14 novembre dal presidente Francois Hollande. Stato di emergenza utilizzato dal generale Charles De Gaulle (ma per soli 12 giorni) durante la Guerra d’Algeria e nel 2005 durante la rivolta delle banlieue parigine. Una delle misure più significative scelta dal governo francese è sicuramente una sorta di "confino", ovvero la possibilità che avrà il ministro dell’Interno «di imporre residenza obbligatoria alle persone che si sospetta possano essere pericolose per la sicurezza e l’ordine pubblico». Non occorre aver commesso reati, basta che le autorità abbiano, appunto, il sospetto che un determinato cittadino possa essere legato al terrorismo o ad attività criminali. Valls ha motivato così il provvedimento sullo stato d’emergenza: «La sicurezza è la prima delle libertà. È per questo che altre libertà potranno essere temporaneamente limitate. Tuttavia, sarà fatto in misura strettamente necessaria». Il provvedimento, che riduce i diritti fondamentali, ha sollevato in questi giorni numerose polemiche in Francia, sia da parte delle opposizioni parlamentari che dell’opinione pubblica, che la considerano una misura «eccessiva». Non è facile trovare il giusto equilibrio su una questione così delicata che investe la stessa esistenza dello Stato di diritto, quel contratto sociale teorizzato da Jean Jacques Rousseau durante l’Illuminismo per cui i cittadini sono disposti a cedere parte delle libertà in cambio della garanzia di sicurezza. L’Assemblea nazionale, la camera dei deputati francese, ha accettato anche di restringere altri diritti. Le autorità potranno decidere di vietare assembramenti di persone in luoghi pubblici e revocare manifestazioni autorizzate senza dover fornire giustificati motivi, ma solo in base ad esigenze di ordine pubblico. Inoltre, le forze dell’ordine avranno piena facoltà di perquisizione anche senza mandato, pure nei confronti di persone che non hanno commesso reati né sono oggetto di procedimenti giudiziari. Gli unici soggetti che al momento sono esclusi da questo pacchetto di sicurezza speciale, sono le forze dell’ordine, i militari, gli avvocati, i giudici e i giornalisti. Ma non finisce qui. Valls ha chiesto all’Unione europea di approvare la cosiddetta «tracciabilità dei viaggiatori». «Il rafforzamento dei controlli nei trasporti ferroviari e aerei in Francia è stato implementato» perciò, secondo Valls, è ora il turno dell’Ue, perché «ormai è tempo che Bruxelles adotti il Pnr», ossia il "Passengere name record", una sorta di database tenuto dalle compagnie aeree sui viaggiatori. «E dobbiamo poter negare la cittadinanza a persone con doppia nazionalità», ha aggiunto. Il governo francese ha deciso anche una misura nei confronti dei giovani islamici «radicalizzati». Valls ha annunciato che «entro la fine dell’anno sarà creata una struttura ad hoc, i finanziamenti sono pronti, il quadro giuridico e il progetto pedagogico in via di finalizzazione. I primi ammessi potranno essere dei pentiti» dell’estremismo che la Francia «metterà alla prova per misurare la loro volontà di reinserimento».

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