Esteri

"La Francia è in guerra Dobbiamo essere spietati"

Hollande chiede il coinvolgimento dell'Europa e confini sicuri: "Il terrorismo non ucciderà il Paese. Noi uccideremo loro"

«Le terrorisme ne dètruira pas la Rèpublique française car c’est la Rèpublique qui le dètruira»: il presidente francese Francois Hollande ha affidato a Twitter poche, chiarissime parole: «Il terrorismo non distruggerà la Repubblica francese, perché è la Repubblica che lo distruggerà», una delle frasi più dure pronunciate da un primo cittadino di Francia negli ultimi decenni. «Sradicheremo il terrorismo», ha promesso all’Assemblea nazionale francese Hollande, salutato dalla Marsigliese cantata in coro dai parlamentari in piedi. E poi: «La Francia è in guerra». «Sono francesi coloro che hanno ucciso venerdì altri francesi», ha detto aggiungendo che «sul nostro territorio vivono delle persone che dalla delinquenza passano al radicalismo e poi al terrorismo criminale». E ancora: «Tutte le persone uccise devono essere vendicate» e ha anche chiesto ai parlamentari di aprire un confronto per la modifica della Costituzione, per fronteggiare in modo più incisivo questo genere di crisi. Ha citato l’articolo 2 della Costituzione, per giustificare il prolungamento dello stato d’emergenza di altri 3 mesi e ha sottolineato: «Dobbiamo essere spietati». Dopo aver parlato al suo Paese ferito si è rivolto agli alleati: ha espresso la necessità da parte dell’Unione Europea «di difendere le frontiere», ha chiesto un rafforzamento delle misure sul controllo del traffico di armi tra Paese e Paese. Hollande, affrontando poi il tema di un’azione comune, ha affermato che «se l’Europa non controlla i suoi confini, allora è tempo di tornare ai confini nazionali». Hollande, si è appellato all’Unione, rivendicando la clausola di solidarietà di fronte alla strage compiuta dai terroristi dell’Isis. «Non è un nemico della Francia, ma dell’Europa», ha affermato: per questo, «ho chiesto al ministro della Difesa di incontrare i suoi omologhi europei in base all’articolo 42.7 del trattato dell’Ue che prevede, di fronte all’aggressione di uno Stato, che tutti gli Stati membri diano solidarietà». In caso di aggressione armata nei confronti di uno Stato membro, l’articolo prevede che gli altri diano assistenza «con tutti i mezzi in loro potere». E alle parole sono seguiti i fatti: nei prossimi giorni la portaerei Charles de Gaulles partirà per il Mediterraneo orientale. Dopo avere precisato che i raid francesi in Siria proseguiranno Hollande ha annunciato che la nave da guerra a propulsione nucleare salperà giovedì. «Questo - ha sottolineato - triplicherà la nostra capacità d’azione». Dieci cacciabombardieri francesi hanno sganciato nelle ultime ore 20 bombe sulla roccaforte dell’autoproclamato Stato Islamico a Raqqa, nel nord della Siria. Hanno distrutto un posto di comando, un campo di addestramento e un deposito di armi e munizioni, ha annunciato il ministero della Difesa francese, precisando che in totale 12 velivoli sono stati impegnati simultaneamente, partendo dagli Emirati Arabi Uniti e dalla Giordania, dove Parigi mantiene sei cacciabombardieri Rafale e sei Mirage 2000.

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