«Dopo i fatti di Parigi siamo di fronte a una debacle completa del sistema di sicurezza interno». Davanti a questo dato Antonio Padellaro, editorialista e presidente del Fatto Quotidiano , non reputa «credibile» poter pensare a un conflitto in campo aperto contro l’Isis in Siria. Tuttavia, Padellaro sottolinea la necessità di intensificare i controlli interni, soprattutto in vista del Giubileo che partirà il prossimo 8 dicembre. Padellaro, prima di tutto: siamo in guerra contro l’Isis? «Siamo in una delle cosiddette "guerre asimmetriche" di cui si parla tanto. Ha detto bene il Papa: è una terza guerra mondiale che si svolge a pezzi, non ha una sua continuità operativa. Una guerra che l’Occidente, però, sta combattendo nel peggior modo possibile». Se sì è in guerra occorre farla in qualche modo. C’è chi sostiene la necessità dell’intervento di terra in Siria ad esempio. «È inutile riempirsi la bocca di frasi roboanti, col famoso "armiamoci e partite" di cui noi italiani siamo specialisti. Un intervento di terra presuppone una preparazione e un impegno che in questo momento non esistono. Deve essere politicamente coordinato tutto ciò, altrimenti siamo sempre di fronte a reazioni di tipo isterico che servono solo a qualche titolo sul giornale». L’Italia, ipocrisia a parte, è più volte intervenuta nei conflitti. Perché stavolta non dovrebbe farlo? «Abbiamo visto che gli interventi di terra si sono risolti in dei disastri senza fine. Ciò che accadde in Iraq è la base di ciò che sta avvenendo oggi, in Afghanistan vi è un’alleanza impantanata che non sa bene come uscirne fuori. Attenzione allora a questi annunci, al "tutti in guerra". Chi va a combattere? Dove? Con quali alleati e quali strategie?». Come si combatte l’Isis allora? «Sarebbe sufficiente, per ora, che i bombardamenti americani, francesi e russi avessero un’efficacia maggiore e, dall’altro lato, che ci fosse meno ambiguità da parte di alcuni Paesi nell’atteggiamento con l’Is. Cito la Turchia che non mi sembra che abbia dichiarato guerra all’Is. O i Paesi del Golfo che mandano messaggi di condoglianze a Hollande ma si dice che continuino a finanziare il Califfato. Abbiamo una serie di opportunismi che rendono complicata la realizzazione di un disegno comune tra i Paesi che vogliono abbattere l’Isis. Quest’ultimo ha avuto gioco più facile grazie a queste ambiguità». Dov’è che si sta sbagliando? «Abbiamo appreso che che la sala concerti, Bataclan, era uno degli obiettivi già dichiarati per le manifestazioni di appoggio allo Stato di Israele e per altri motivi. Quando i terroristi sono arrivati hanno fatto fuori due agenti della vigilanza e hanno potuto fare come volevano. Avete visto reazioni di qualche genere da parte della polizia? Ma dov’è la prevenzione? E noi stiamo pensando a fare un intervento di terra...». E tra qualche giorno si inaugura il Giubileo. «È incomprensibile svolgere questo Giubileo, col massimo rispetto per un evento così importante, in una situazione del genere. Tra poche settimane si apre questa gigantesca manifestazione con milioni di persone in arrivo. Ma chi li controllerà, solo settecento uomini in più?».
"Sbagliato dire oggi armiamoci e partite"
Parla il giornalista Antonio Padellaro
