Certe tipologie di attentati, e quelli di Parigi ne sono un esempio, possono essere facilmente pronosticabili, ma altrettanto difficilmente sventabili. Sono prevedibili perché chiaramente preannunciati, in particolare quelli contro la Francia che per la sua storia rappresenta sempre uno degli obiettivi più allettanti del terrorismo integralista, ma sono ardui da sventare perché, in una società complessa come quella dei paesi occidentali, sono tanti, anzi troppi, gli obiettivi da tutelare. Sono troppi in specie in uno Stato dove la componente musulmana con nazionalità francese da più di una generazione rappresenta una forte minoranza, peraltro nella gran parte concentrata in certi ambiti, le banlieu, dove possono annidarsi e formarsi facilmente i soggetti più violenti, sostenuti e coperti da un ambiente che quanto meno non gli è manifestamente ostile. Ci si meraviglia quando, ad attentato realizzato, si scopre che qualcuno degli autori era noto a polizia e intelligence, ma ci si scorda che sono centinaia i soggetti, in una nazione grande come la Francia, potenzialmente in grado di commettere reati simili ed è impossibile controllarli tutti contemporaneamente. Noi europei poi raccogliamo i frutti di un'attenzione incostante al fenomeno del terrorismo. Dopo un immediato allarme che consegue all'evento, siamo portati a diminuire progressivamente la nostra attenzione specifica, pressati come siamo sia a livello istituzionale che personale dai nostri problemi particolari come nazione e come individui. Invece nel campo della sicurezza occorre mantenere sempre alto il livello di attenzione e ciò si realizza non lesinando mezzi e personale, anche quando da tempo sembra non accadere più nulla ed altri problemi premono, perché ridurre l'interesse su quello che è un bene essenziale come la sicurezza comporta che quando poi si manifestano nuove emergenze non disponiamo più di tutti quegli elementi che oltre a non averci consentito di sventate un attentato non ci permettono di individuarne tempestivamente gli autori. La Francia con la riforma dell'intelligence varata nel 2014 ne ha rinnovato profondamente i quadri. Forse il cambiamento è stato eccessivo e non ha consentito quella trasmissione di conoscenze ed esperienze alle nuove leve che consentono ad ogni organizzazione strutturata di assicurare un rendimento costante nel tempo e questo fatto può avere prodotto falle e lacune nell'attività di ricerca e contrasto. La lezione che deriva da più recenti avvenimenti che hanno interessato il continente europeo deve farci considerare la nostra realtà specifica, che se da un lato ci vede pericolosamente vicini alle aeree di quella che è la più rilevante crisi internazionale del momento, offre il vantaggio di avere uno stanziamento di soggetti provenienti dall'area mussulmana meno consistente e sopratutto molto più recente rispetto a nazioni come Francia e Inghilterra. Così appare sicuramente più agevole distinguere che viene da noi per trovare migliori condizioni di vita e chiede solo di stare in pace da chi invece intende imporre con la violenza modi di vivere che sono antitetici alla nostra cultura e alla nostra storia. Non dobbiamo perdere questo vantaggio e dal successo o dalla sconfitta di questa operazione dipende l'avvenire delle nostre future generazioni. Quello del Daesh è comunque un attacco di tipo militare che presuppone una risposta iniziale dello stesso tenore. Per realizzare questo obiettivo occorre che a livello internazionale si realizzino degli accordi che vadano al di là dei singoli interessi spesso non confessati - ad esempio quelli nel campo degli approvvigionamenti petroliferi - per trovare un'efficace linea comune che non può assolutamente prescindere da una preventiva definizione di quello che saranno gli assetti istituzionali delle regioni interessate all'intervento ad operazioni militari concluse. Non si deve cioè ripetere l'errore compiuto dalle potenze europee all'atto del crollo dell'impero ottomano che definirono un quadro frutto esclusivo dei propri interessi e per nulla attento alle esigenze culturali, sociali e religiose delle popolazioni del medio oriente e dell'area della così detta mezzaluna fertile. Da lì infatti derivarono tutte istanze di rivincita mussulmane che hanno prodotto in particolare il frutto avvelenato del terrorismo integralista con spiccata connotaz ione antioccidentale.
Limiti e «vantaggi» nella realtà italiana
di Mario Mori, ex direttore del Sisde