Esteri

Avvisi sottovalutati e pochi controlli

Ecco perché i servizi non hanno funzionato

Hanno colpito Parigi come potrebbero fare anche a Londra, Roma, Madrid o Berlino. E lo hanno fatto nel modo migliore, con un preambolo di falsi allarmi bomba (il giorno prima in serata e la mattina stessa del 13 novembre) probabilmente per testare i tempi di reazione delle forze di polizia. I segnali, però, a quanto pare non sono stati colti dall'intelligence francese che avrebbe potuto prevedere che qualcosa bolliva in pentola. E quindi, quando a Parigi è scoppiata la batteria di attacchi in contemporanea in altrettanti punti della città, gli 007 d'oltralpe hanno capito di aver sottovalutato qualcosa: un'organizzazione di tipo militare, che in parte avevano già individuato, ed una molteplicità di obiettivi che hanno reso impossibile qualsiasi intervento diretto ed immediato da parte della polizia. La cellula che ha agito, infatti, non era estranea al territorio francese perchè parte dei suoi componenti, pur risiedendo a Molenbeeck, un sobborgo di Bruxelles, erano cittadini francesi e «attenzionati» dall'intelligence. Quindi, anche l'utilizzo di quella che veniva chiamata la «legione bianca», formata da occidentali convertiti e conoscitori della città e della realtà parigina, che ha reso possibile la fuga di parte dei terroristi e la difficoltà di individuazione dopo gli attentati. I servizi segreti, dunque, non hanno saputo interpretare i segnali del giorno prima, tralasciando di approfondire arrivi e partenze inaspettati, soprattutto dal Belgio e, nello specifico da Bruxelles, luoghi già segnalati in passato per essere culla di terroristi convertiti o di seconde generazioni di immigrati. La mancanza di personale sul terreno, punto dolente anche dell'intelligence italiana, lascia ampi spazi di manovra a chi vuole colpire l'Occidente, sapendo di poter agire indisturbato quantomeno sino alla fine delle azioni. Anche le targhe delle auto utilizzate dai terroristi erano individuabili perché noleggiate da uno dei «martiri» che poi si è fatto esplodere. Eppure il passaggio dal Belgio alla Francia è passato inosservato. Una carenza nello scambio di informazioni con gli 007 del Belgio, dove risiedono buona parte dei componenti delle cellule che hanno insanguinato Parigi? È una delle ipotesi che si va a sommare agli altri «buchi» nella sicurezza e che al momento non hanno ancora consentito di spiegare come sia potuta accadere quella carneficina. In Francia, infatti, l'intelligence sarebbe affetta dallo stesso «male» che in questo momento colpirebbe anche i nostri 007: la pochezza delle informazioni raccolte sul terreno. Probabilmente a disposizione ci sono pochi informatori con poco materiale importante o, forse, troppi informatori con informazioni datate o futili. La capacità di analisi, in questo campo, è fondamentale anche per la raccolta, la cernita, lo studio e l'approfondimento delle informazioni ricevute sul campo. Fermo restando l'imprevedibilità di certi eventi, un vero 007 avrebbe anche potuto cogliere nella data della tragedia, niente affatto casuale, un presagio funesto: venerdì 13, giorno di preghiera per i musulmani, inizio dello Shabbat per gli ebrei e «giorno nero» secondo le tradizioni popolari occidentali.   In Francia, infatti, l'intelligence sarebbe affetta dallo stesso «male» che in questo momento colpirebbe anche i nostri 007: la pochezza delle informazioni raccolte sul terreno. Probabilmente a disposizione ci sono pochi informatori con poco materiale importante o, forse, troppi informatori con informazioni datate o futili. La capacità di analisi, in questo campo, è fondamentale anche per la raccolta, la cernita, lo studio e l'approfondimento delle informazioni ricevute sul campo. Fermo restando l'imprevedibilità di certi eventi, un vero 007 avrebbe anche potuto cogliere nella data della tragedia, niente affatto casuale, un presagio funesto: venerdì 13, giorno di preghiera per i musulmani, inizio dello Shabbat per gli ebrei e «giorno nero» secondo le tradizioni popolari occidentali.

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