Esteri

Usa, Corte Ue: "Non garantiscono privacy dei dati"

Il sistema americano lede i diritti fondamentali dei cittadini. D'ora in poi si potrà vietare ai social network di conservare i dati personali degli utenti europei negli Stati Uniti

“Gli Usa non rispettano la privacy dei naviganti”, lo dice la Corte di Giustizia Europea. In ballo ci sono i dati personali di milioni di utenti. Una massa che chiede tutela e un diritto alla riservatezza troppe volte violato o semplicemente ignorato quando si parla di internet. Tutto nasce dall'idea di Max Schrems, un ragazzo austriaco, e dalla battaglia che ha intrapreso contro i big del web. Scherms tempo fa, a Repubblica, aveva dichiarato: "E’ un gioco diventato sempre più grande. Volevo che i miei diritti venissero rispettati, ma non avevo interessi personali in gioco. È proprio per questo che sono riuscito ad andare avanti: niente da perdere, niente da vincere, nessuna storia toccante, nessuna passione in ballo. Semplicemente i miei diritti da far rispettare, passo dopo passo". La sentenza Arriva oggi la notizia della sentenza della Corte Ue che invalida la decisione della Commissione secondo cui gli Stati Uniti garantiscono un adeguato livello di sicurezza dei dati personali. Una decisione storica strettamente legata ai casi di Wikileaks e dell’Nsagate di Edward Snowden. Per capire cosa cambierà è sufficiente prendere in esame il più diffuso social network al mondo: Facebook (che ha chiesto a Usa ed Europa di trovare in tempi rapidi una soluzione). D'ora in poi si potrà vietare agli uomini di Mark Zuckerberg di conservare i dati personali degli utenti europei negli Usa. Un cambio di marcia, se si pensa che fino a oggi le società americane hanno potuto trasferire i dati dei cittadini europei fuori confine senza alcun problema, grazie a un accordo commerciale, il Safe Harbor del 2000, che di fatto ha prestato il fianco alla sorveglianza di massa dell'Nsa. Il 28enne austriaco si è schierato proprio contro il Safe Harbor, presentando una denuncia contro il trasferimento dei suoi dati personali utilizzati dal social di Palo Alto nei server degli Stati Uniti. Il caso è arrivato alla Alta Corte di giustizia irlandese e poi all'organo di giustizia europeo. "Sono molto contento del pronunciamento", ha commentato Schrems. "Spero possa rappresentare una pietra miliare per quello che riguarda la privacy online. La sentenza chiarisce che la sorveglianza di massa viola i nostri diritti fondamentali. La decisione della Corte sottolinea anche che i governi e le imprese non possono semplicemente ignorare il nostro diritto alla privacy ma devono attenersi alla legge e applicarla". I dati diffusi solo nei Paesi che tutelano gli utenti Lussemburgo, in altre parole, spiega che il sistema Usa lede i diritti fondamentali dei cittadini (come lo è il diritto alla vita privata, ndr). I dati delle persone, fino a oggi, sono stati trasferiti dalla Ue agli Usa "senza alcuna differenziazione, limitazione o eccezione in funzione dell'obiettivo perseguito e senza che siano fissati criteri oggettivi intesi a circoscrivere l'accesso delle autorità pubbliche ai dati e la loro successiva utilizzazione". Secondo la sentenza i dati degli europei possono essere trasferiti solo a Paesi che garantiscono la protezione dei dati. "E non si può sopprimere e neppure ridurre i poteri di cui dispongono le autorità nazionali di controllo in forza della carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea". I negoziati Ue-Usa La Commissione europea ha promesso che "nelle prossime settimane" presenterà un piano per dare attuazione alla sentenza, alla luce della quale, ha spiegato il primo vicepresidente della Commissione, Frans Timmermans, continueremo a lavorare per un quadro normativo più chiaro e con salvaguardie idonee. I cittadini hanno bisogno di una salvaguardia forte e le imprese di una legislazione chiara". Dal 2013 l'Unione europea sta negoziando con gli Stati Uniti un nuovo accordo per la gestione e lo scambio dei dati personali online e l'intenzione è di arrivare alla conclusione dei colloqui "il prima possibile", ha aggiunto il commissario per la Giustizia, Vera Jourova. La Casa Bianca, esprimendo preoccupazione per le conseguenze che la sentenza può avere sull'economia americana, si è detta pronta a lavorare con la Commissione Ue per arrivare a una soluzione. La Germania ha commentato la sentenza con soddisfazione. "È un segnale forte per la protezione dei diritti fondamentali in Europa", ha affermato il ministro della Giustizia, Heiko Maas. "Quanti offrono prodotti e servizi nella Ue devono aderire ai principi di protezione dei diritti, quale che sia il server del computer", ha dichiarato. Secondo il presidente del Garante per la privacy, Antonello Soro, "la Corte di Giustizia Europea rimette al centro dell'agenda degli Stati il tema dei diritti fondamentali delle persone e la necessità che questi diritti, primo fra tutti la protezione dei dati, vengano tutelati anche nei confronti di chi li usa al di fuori dei confini europei".

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