«Quattro anni di paralisi diplomatica del Consiglio di Sicurezza hanno fatto sì che la crisi siriana sia diventata fuori controllo». Il Segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon non ha fatto sconti ieri a New York alla settantesima assemblea. «La responsabilità di porre fine alla crisi siriana è innanzitutto in capo alle parti del conflitto, ma la battaglia è guidata anche da poteri e rivalità regionali» . Al centro della questione la lotta al terrorismo e all’Isis. Isis che, come ha ricordato il presidente russo Vladimir Putin, «non è nato dal nulla, all’inizio è stato creato come strumento contro i regimi laici sgraditi in Medio Oriente». «L’esportazione delle rivoluzioni, definite democratiche, dimostrano che la comunità internazionale non riesce a imparare dai propri errori - ha aggiunto Putin - Invece del trionfo della democrazia ci ritroviamo violenza e un disastro sociale». Per trovare una soluzione alla catastrofe siriana «gli Stati Uniti sono pronti a lavorare con tutti i Paesi, compresi Russia e Iran», ha sottolineato il presidente degli Stati Uniti dopo l’incontro con il leader russo. Gli Usa però non sono disposti a tornare «alla situazione precedente alla guerra». Non vogliono che il presidente Bashar Assad continui a guidare la Siria. Ipotesi che, invece, non dispiace a Mosca. «Qualcuno sostiene che dovremmo sostenere un tiranno come Assad perchè l’alternativa è peggiore», ha incalzato Obama, che è tornato a difendere le sanzioni contro la Russia «che ha violato la sovranità dell’Ucraina». Ban Ki-Moon ha insistito: «La Russia, gli Stati Uniti, l’Arabia Saudita, l’Iran e la Turchia sono i principali attori internazionali che detengono la chiave per la soluzione del conflitto siriano». Se gli americani vogliono un nuovo governo a Damasco e l’Iran chiarisce che «dovranno decidere gli elettori siriani a chi affidare il Paese», Mosca è pronta a costituire una forza d’intervento internazionale per sconfiggere definitivamente lo Stato islamico.I paesi del Trattato di sicurezza collettiva (Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Federazione Russa, Tagikistan) sono pronti ad entrare nella coalizione contro l’Isis, approvata dall’Onu. Intanto la presidente Dilma Rousseff ha ricordato che il Brasile, che vorrebbe far parte dei membri permanenti del consiglio di sicurezza Onu, «è in prima linea nell’accoglienza ai profughi siriani».
Pace in Siria: è scontro aperto tra Obama e Putin
Il segretario Onu Ban Ki-Moon striglia Usa e Russia. "Persi 4 anni". Mosca vuole che Assad resti a Damasco, gli Usa no
