New York, settantesima riunione di insediamento dell'Assemblea Generale Onu. Il mondo, turbato dalla crisi umanitaria che colpisce l'Europa, si chiede quale sia la strada giusta per uscire dall'impasse. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, attacca i leader mondiali. L'obiettivo è scuoterli: "Quattro anni di paralisi diplomatica del Consiglio di Sicurezza hanno fatto sì che la crisi siriana sia andata fuori controllo. Cinque Paesi in particolare hanno la responsabilità di chiudere la faccenda: Russia, Usa, Arabia Saudita, Iran e Turchia". Obama, parlando all'aula, fa sapere che dopo la seconda guerra mondiale le Nazioni Unite hanno lavorato con gli Usa per prevenire una terza guerra. "Ma correnti pericolose rischiano oggi di spingerci verso il buio. Sono alla guida delle maggiori forze armate al mondo e non esiterò mai a proteggere il mio paese e i nostri alleati. Ci sono delle potenze internazionali che agiscono in contraddizione con il diritto internazionale. C'è qualcuno (riferimento implicito alla Russia,ndr) che ci dice che dovremmo sostenere dei tiranni come Assad, perché l'alternativa è molto peggio". Gli Usa sono contro i dittatori che uccidono donne bambini, ma parlando precisa: "Siamo pronti a lavorare con qualunque nazione, comprese Iran e Russia, per risolvere la crisi siriana". Atteso in questo contesto l'incontro con Putin previsto in serata. La Russia critica Usa e Francia: "Bombardamenti illegali" La guerra civile siriana è tra le cause del flusso di profughi in Europa e ha generato l'orrore dell'Isis. Questo è il tema più atteso nei discorsi di Obama e Putin, del capo dell'Eliseo, Francois Hollande, e del presidente iraniano, Hassan Rohani. Dopo le critiche proprio agli Usa per l’addestramento dei ribelli siriani, Mosca ha criticato pesantemente anche la Francia. I raid aerei contro l’Isis sono "al di fuori del diritto internazionale" perché senza l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e il via libera del governo legittimo di Damasco. Lo scrive su Facebook la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova: "Il referendum in Crimea è un’annessione, mentre gli attacchi senza l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e il via libera del governo legittimo sono una questione di autodifesa". L'intervento di Putin Vladimir Putin fa sapere che è un "enorme errore" non collaborare con il governo di Damasco per risolvere la crisi siriana. In Siria "solo le forze di Assad e i curdi stanno combattendo valorosamente il terrorismo". Isolato dall'Occidente per la crisi in Ucraina, il capo del Cremlino spiazza Washington con l'invio di aerei e truppe sul territorio siriano ed è già riuscito a convincere molti leader mondiali che Assad, almeno temporaneamente, deve rimanere al potere. Si è rivolto alla comunità internazionale con la proposta di formare un'ampia coalizione che includa l'Iran e il regime di Assad, per lottare contro i jihadisti sul terreno. La Russia, che ha già siglato un'alleanza militare con Iran, Iraq e Siria per lottare contro l'Isis (materializzatasi nella creazione di un centro di intelligence a Baghdad, ndr) spera di aggiungere gli Usa e le altre potenze occidentali alla coalizione. La diretta dall'Onu L'asse russo-sciita Per ora si consolida l'asse russo-sciita, formato dall'Iran e dagli alauiti di Assad: il presidente iraniano, Hassan Rohani, ricorda che "la priorità n.1 è combattere il terrorismo, a partire dalle formazioni jihadiste sunnite di Isis e dei qaedisti di al Nusra. Solo dopo, ha chiarito, si potrà parlare di riforme politiche e il popolo potrà pensare a un nuovo governo". Intanto Mosca annuncia che a ottobre Russia e Usa lavoreranno insieme in un gruppo di contatto sulla Siria, dove anche Iran e Arabia Saudita siederanno a uno stesso tavolo, insieme a Egitto e Turchia. I colloqui avverranno in parallelo ai 4 gruppi di lavoro a cui sta lavorando, il mediatore dell'Onu per la Siria, Staffan de Mistura. Mosca non fa sapere né dove si terrà la riunione, né quando. Ma il viceministro degli Esteri, Mikhail Bogdanov, si è augurato che avvenga "il primo possibile". Turchia: "Sì a transazione, ma senza Assad" La Turchia resta contraria a qualunque tipo di transizione politica che preveda il coinvolgimento di Assad. Il primo ministro Ahmet Davutoglu afferma: "Accetteremo qualunque transizione i siriani vorranno attuare, a patto che non includa l’attuale dittatore. Siamo convinti che, con Assad in carica durante la transizione, questa non sarebbe più una transizione. Riteniamo che si trasformerebbe in una situazione permanente". Gran Bretagna: "Assad comunque a processo" Per Londra Assad dovrà essere processato per i crimini commessi contro il suo Paese anche nel caso in cui dovesse essere coinvolto in un governo di transizione imposto dalla comunità internazionale". David Cameron, conferma una posizione di assoluta intransigenza nella vicenda: "Assad non può essere parte di una soluzione pacifica alla guerra civile". Le parole dell'Alto Rappresentante Ue L’argomento viene ripreso anche da un portavoce dell’alto rappresentante Ue per gli Affari esteri, Federica Mogherini: "È impossibile immaginare che faccia parte della governance futura del Paese, visto il suo coinvolgimento nella guerra civile. Ma questo non vuol dire che rappresentanti del suo governo non possano essere al tavolo dei negoziati".
Siria, Obama avverte Putin: "Non sosteniamo un tiranno come Assad"
Il presidente Usa all'Assemblea generale Onu: "Pronti a lavorare con Iran e Russia". Stasera vertice con il presidente russo alla Casa Bianca LA DIRETTA
