Disperazione, intransigenza e fallimento sono le parole chiave che hanno contrassegnato la cronaca di ieri dell’esodo migratorio. La disperazione è quella dei migranti provenienti dal Medio Oriente. In Ungheria è stata la giornata degli scontri tra la polizia e gli immigrati che hanno provato ad entrare oltre il muro di filo spinato. Sono stati utilizzati idranti, lacrimogeni e spray urticanti. Nel caos, alcuni profughi, dopo essere riusciti ad abbassare il filo spinato, hanno attraversato il confine. Proteste e rimostranze, per l’intransigenza di Budapest, sono arrivate dalla Serbia e da Ban Ki Moon. Ma l’Ungheria prosegue sulla strada intrapresa: sono iniziati i primi rilievi tecnici per estendere la barriera anche al confine con la Romania e Orban ne ha annunciata un’altra alla frontiera con la Croazia. Dove, intanto, si è aperta una via. Il premier Zoran Milanovic ha affermato che il suo paese non ostacolerà il passaggio degli immigrati, solo che, in quella terra, si dipana il pericolo mine, rimaste sepolte dal conflitto del ’91. Il Centro antimine e Medici Senza frontiere raccomandano di seguire “rotte sicure” e il pericolo potrebbe essere soprattutto nelle zone boschive, mentre sulle strade, in teoria, non dovrebbero esserci pericoli. Da un lato, dunque, attivisti e volontari stanno dando una mano cercando i indicare strade non a rischio e distribuendo cartine. Dall’altro, il governo croato ha attivato sminatori per bonificare il più possibile. Tutto il resto non cambia, è immobilismo e confusione. L’Europa continua a dimostrarsi completamente in balia di un esodo in cui ad essere compromessa non è solo la dignità umana ma anche la politica comunitaria. Il filo spinato non si taglia con la retorica, emersa, anche ieri. “La difesa delle frontiere con la violenza non è compatibile con i valori e i principi europei” (Avramopoulos, commissario all’Immigrazione); “non possiamo permetterci il lusso di accusarci l’un l’altro di non voler raggiungere una soluzione” (Timmermans, primo vice presidente della Commissione). E gli Stati nazionali nel frattempo fibrillano. Angela Merkel, dalle parole del portavoce, ha fatto sapere che il vertice dei ministri dell’interno non può bastare e ne serve uno straordinario dei capi di Stato. Jean Asselborn, ministro degli esteri del Lussemburgo, ha sostenuto invece che dopo il “passo falso” di lunedì 14 occorre ottenere il massimo dal prossimo vertice dei ministri degli interni del 22; il premier slovacco Robert Fico ha dichiarato che l’ UE non è più un posto sicuro con l’arrivo di migliaia di migranti. E si è fatto sentire anche Sergio Mattarella, invocando una “risposta complessiva” dell’ Ue. Sempre riguardo all’Italia, ieri i funzionari di Easo, Europol, Eurojust e Frontex hanno verificato e certificato la funzionalità degli hot spot italiani. “Siamo pronti”, ha detto Alfano al Tg3, ma i centri di registrazione saranno attivati “contemporaneamente alla redistribuzione dei 24 mila richiedenti asilo e ai rimpatri”.
Idranti e lacrimogeni contro la carica dei disperati
La polizia usa la mano pesante tra proteste internazionali. Mattarella: "L'Europa deve dare una risposta complessiva"
