L’Est Europa si blinda. Alza muri e reticolati, rifiuta di accogliere i migranti e di accettare le quote per i profughi, li arresta se oltrepassano il confine e li respinge come appestati. Loro si ammassano alla frontiera ungherese e protestano pacificamente, inaugurando lo sciopero della fame con lo slogan «aprite, aprite!». Come nel paese delle favole, la «tolleranza» della nazione governata dall’ultraconservatore Viktor Orban è finita a mezzanotte. Subito dopo sono cominciate a scattare le manette. Nel primo pomeriggio erano già quasi duecento le persone arrestate dopo essere state sorprese in terra ungherese, e saranno processati in base alla nuova legge. L’Ungheria ha anche dichiarato lo stato di emergenza al confine meridionale con la Serbia, in parallelo con l'entrata in vigore della nuova legislazione che blocca l'ingresso ai migranti illegali, e questo le consentirà di ampliare i poteri delle forze di polizia e di dispiegare reparti militari in assenza di un’approvazione del parlamento, che discuterà misure aggiuntive il 21 settembre. In segno di protesta, alcune centinaia di stranieri migranti bloccati alla frontiera di Horgos (tra Serbia e Ungheria), hanno iniziato uno sciopero della fame. Le autorità magiare hanno fatto sapere che, oltre a quella lungo il confine con la Serbia, costruiranno una recinzione al confine con la Romania, come ha spiegato il ministro degli Esteri Peter Szijjarto. E la paura si diffonde come una pandemia. L’idea di far tornare in Serbia i migranti respinti dall'Ungheria è «inaccettabile», ha affermato il ministro degli Esteri di Belgrado, Ivica Dacic. Il rafforzamento dei controlli ai confini dell’area Schengen, ha sottolineato, creano problemi al suo Paese non europeo. E il ministro serbo incaricato di affrontare la crisi, Aleksandar Vulin, ha rivelato che sono in corso colloqui con le autorità ungheresi, sostenendo che Budapest «dovrà aprire il confine». Pure la Croazia teme l’arrivo di ondate di migranti. «Se non possono andare da qualche parte, c'è la realistica possibilità che vengano nella nostra direzione», ha dichiarato Zlatko Sokolar, capo dell'amministrazione di frontiera del ministero dell'Interno. Al momento, il confine di 325 chilometri con la Serbia è tranquillo, ha aggiunto, senza tentativi di attraversamento. I media croati, in ogni caso, hanno già messo in guardia sul pericolo mine: circa l’1% del territorio nazionale sia ancora infestato di ordigni inesplosi risalenti alle guerre degli anni '90 che, tuttavia, sono chiaramente segnalate. Infine, mentre l’Austri ripristina i controlli ai suoi confini, la Commissione europea ha chiesto chiarimenti al governo ungherese sulle nuove leggi sull'immigrazione e sulla loro applicazione. Giovedì il commissario Ue agli Affari interni, Dimitris Avramopoulos, sarà a Budapest per incontrare le autorità. Sempre il 17, il Parlamento europeo voterà la nuova proposta della Commissione sulla redistribuzione di 120mila richiedenti asilo da Italia, Grecia e Ungheria. E il 22 nuova riunione del Consiglio straordinario sulla crisi immigrazione.
I migranti violano il muro. Primi arresti
La polizia ungherese applica la nuova legge e ferma 175 profughi "illegali" Giovedì il Commissario Ue vola a Budapest. I timori di Croazia e Serbia
