Esteri

Troppi arrivi, Europa in confusione

Dal summit con i Paesi balcanici nessuna iniziativa concreta per arginare l’invasione LEGGI ANCHE Cinquanta cadaveri ammassati in un tir

Un’Europa sempre più balbettante di fronte all’ondata di migranti in fuga da guerre e miseria cerca disperatamente una strategia per coniugare l’accoglienza che meritano i veri profughi e fermare i trafficanti di esseri umani verso i quali non può esserci alcuna pieta. Ieri la questione immigrazione è stata al centro del «Western Balkans Summit» di Vienna, dove si sono riuniti i capi di governo, i ministri degli Esteri e i ministri dello Sviluppo Economico dei 6 Paesi dei Balcani Occidentali (Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Macedonia, Montenegro, Serbia), insieme a quelli di Germania, Austria, Francia, Italia, Croazia e Slovenia e al Presidente della Commissione UE, all'Alto Rappresentante UE per gli Affari Esteri Federica Mogherini e al Commissario UE per l'Allargamento. Per l'Italia era presente il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni. L’obiettivo dichiarato, trovare un approccio coerente per affrontare la più pesante crisi dei rifugiati affrontata dall'Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale. Dopo che quella dei Balcani è diventata una delle porte principali d'accesso in Europa, il summit ha dovuto forzatamente cambiare il tema in agenda: quando era stato annunciato, lo scorso anno, il vertice doveva concentrarsi sulla cooperazione regionale e le prospettive di allargamento del blocco dei 28 ad alcuni Paesi della zona. Ma la rotta dei Balcani occidentali, «battuta» in queste settimane da un numero crescente di migranti desiderosi di arrivare in Occidente, ha cristalizzato l'attenzione sui rifugiati e i migranti economici. L’Unione appare ancora incapace di dare una risposta comune. La raccapricciante scoperta dei cadaveri nel tir in Austria è stata fatta proprio mentre iniziava il vertice. «Siamo tutti sconvolti da queste terribili notizie secondo le quali 50 persone hanno trovato la morte laddove invece cercavano la sicurezza - ha detto la cancelliera tedesca Angela Merkel - È un avvertimento - ha proseguito - affinché ci mettiamo al lavoro per risolvere questo problema e dare prova di solidarietà. Tocca all'Europa, in quanto continente ricco, intervenire e dare aiuto» ha sottolineato la cancelliera, ricordando che «il mondo ci guarda». La premier tedesca ha avvertito le popolazioni dei Balcani «che hanno poche chances di ottenere asilo perchè abbiamo bisogno di risorse per la gente in fuga dalla guerra» spiegando che la Germania sta lavorando con Francia, Italia e Grecia per poter concordare una posizione comune. Serve un'equa ripartizione dei rifugiati fra i diversi paesi dell'Ue, altrimenti «la gente non capirebbe», ha sottolineato. Poco prima dell'inizio della conferenza, il ministro degli Esteri austriaco, Sebastian Kurz, ha avvertito che il suo Paese prenderà in considerazione norme anti-immigrazione più severe se l'Ue non riuscirà a trovare una risposta unitaria. A Vienna, anche Serbia e Macedonia hanno chiesto più aiuti e un'azione concertata dell'Ue. «È un problema dell'Unione e chiedono a noi un piano di azione. Ma è l'Ue stessa che dovrebbe avere un piano» ha detto il ministro degli Esteri serbo, Iviva Dacic, prima dell'inizio del vertice. «Fino a che non avremo una risposta europea non dovremo farci l'illusione che si risolva» ha aggiunto il suo omologo macedone, Nikola Poposki. Secondo il commissario europeo all'allargamento, Hahn, alla porte dell'Europa ci sono 20 milioni di rifugiati di diversi conflitti in cerca di sicurezza. La Commissione europea ha ribadito comunque che punta a proporre entro la fine dell'anno «un meccanismo permanente, vincolante e con quote» per la ripartizione di richiedenti asilo in caso di emergenze che possano verificarsi in qualunque Paese. «Tre mesi fa Italia e Grecia erano sole sul tema dei migranti. La dura realtà, come la tragedia in Austria, ha fatto sì che l'insieme dei Paesi Ue abbia ora un linguaggio diverso. Con la Germania e gli altri Paesi Ue, dobbiamo far sì che questa consapevolezza si traduca nella revisione delle regole di Dublino» ha detto il ministro degli Esteri Gentiloni dopo il summit.

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