Una giornata cruciale per il futuro dei marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone e per gli equilibri nell'imminente arbitrato internazionale con l'India. Oggi il Tribunale del diritto del Mare di Amburgo si esprimerà sulla doppia istanza dell'Italia: il collegio dei ventuno giudici presieduto dal russo Vladimir Golitsyn dovrà deliberare sulla richiesta «provvisoria e urgente» di liberazione dei due fucilieri e sul congelamento dei procedimenti giudiziari che li riguardano in India. Il governo Modi, di contro, ha chiesto che le due opzioni italiane vengano globalmente respinte. La decisione assunta non sarà appellabile e le parti del contenzioso dovranno allinearsi alla sentenza. Alla Farnesina i nuovi sviluppi sono attesi con la massima cautela e con la convinzione di aver presentato le tesi italiane davanti ai magistrati nella maniera più efficace. Si arriva a questa tappa delicata nel contenzioso tra Italia e India dopo due giornate, il 10 e l'11 agosto scorso, nelle quali il confronto è stato molto spigoloso e serrato, con reciproche accuse. L'ambasciatore Francesco Azzarello, agente nel giudizio per il governo italiano, ha duramente criticato la condotta di Nuova Delhi dal febbraio 2012, perché da un lato ha configurato un disprezzo del «giusto processo», e dall'altro ha creato le condizioni per l'attuale impasse. I due militari italiani sono limitati nei proprio diritti fondamentali, pur non essendo stati ancora imputati di alcun reato. E se Latorre è a Taranto con un permesso sanitario della Corte Suprema al fine di curare i postumi dell'ictus che lo ha colpito un anno fa, Girone «è trattato come un ostaggio - ha spiegato Azzarello - costretto a restare in India nonostante non sia stato ancora incriminato», equiparato ad una «garanzia» per il possibile rientro a Nuova Delhi dell'altro militare. La posizione italiana - coordinata da Daniel Betlehem, già direttore del Servizio Affari Giuridici del Ministero degli Esteri britannico, in qualità di responsabile dell'intero team legale - si è caratterizzata per aver fortemente evidenziato come la querelle sia segnata «da una serie di violazioni del diritto internazionale da parte delle autorità indiane», in merito alla libertà di navigazione, agli obblighi della Convenzione del mare, senza dimenticare la giurisdizione esclusiva dello Stato sulla nave che ne espone la bandiera. Neeru Chadha, e l'avvocato francese Alain Pellet, per il governo indiano, hanno invece insistito sul ritenere che l'incidente tra le navi Enrica Lexie e St Antony sia avvenuto in acque nazionali, affermando di non avere alcuna intenzione di rinunciare alla propria giurisdizione sulla vicenda. La corte guidata da Golitsyn potrebbe accogliere tutte le richieste italiane, farne proprie solo una parte o respingerle: in quest'ultimo caso l'arbitrato internazionale inizierebbe sotto una cattiva stella, con la cristallizzazione della debolezza dei due fucilieri, le cui limitazioni sarebbero prolungate fino all'esito del nuovo giudizio, previsto in non meno di due anni. I fucilieri di Marina e le rispettive famiglie stanno affrontando l'ennesima tappa della loro odissea con discrezione e compostezza, anche se la vigilia è stata caratterizzata da forte apprensione per l'attesa di un pronunciamento che potrebbe restituire libertà e serenità ai militari, nelle more del completamento dell'arbitrato internazionale, appena avviato. Il popolo tricolore pro marò ha colorato di cartoline ben auguranti e murales con un uccellino che sussurra «Andrà tutto bene» le bacheche di Latorre e Girone, mentre hanno destato forti polemiche le provocazioni materializzatesi in rete con la comparsa nei giorni scorsi del videogame Marò Slut, una caricatura della liberazione dei soldati (ora rimosso), e soprattutto la violenta pagina Facebook «Impicchiamo i marò», messa offline dagli amministratori dopo alcune denunce alla polizia postale presentate da sostenitori della battaglia per la libertà dei due Leoni del San Marco.
Ad Amburgo l'ora della verità per i Marò
Il Tribunale del Mare si pronuncia oggi sulla sorte di Girone e Latorre LEGGI ANCHE Le sentenze sono definitive e vanno rispettate
