La consueta conferenza stampa di Papa Francesco sul volo di ritorno dall’America Latina è servita a chiarire il pensiero del Pontefice sul discusso dono ricevuto dal presidente boliviano Evo Morales. Il Crocifisso sulla falce e martello è finito in Vaticano: «Per me non è stata un’offesa» ha detto Francesco. E ne ha spiegato il motivo in tre passaggi. Il primo, la sorpresa di «scoprire» un padre Espinal scultore e poeta: «Non lo sapevo», ha detto il Papa. Poi, la classificazione della scultura nella categoria dell’«arte di protesta», che «in alcuni casi può essere offensiva». Infine, una lettura inquadrata nel contesto storico (il Papa ha parlato di «ermeneutica»): «Padre Espinal è stato ucciso nell’anno 80. Era un tempo in cui la teologia della liberazione aveva tanti filoni diversi, uno di questi era con l’analisi marxista della realtà, e Padre Espinal apparteneva a questo. Questo sì, lo sapevo - ha detto il Papa - perché in quel tempo io ero rettore della facoltà teologica e si parlava tanto di questo, dei diversi filoni e di quali ne erano i rappresentanti. Nello stesso anno, il Padre Generale della Compagnia di Gesù, Padre Arrupe, fece una lettera a tutta la Compagnia sull’analisi marxista della realtà nella teologia, un po’ fermando questo, dicendo: no, non va. Sono cose diverse, non va, non è giusto. E quattro anni dopo, nell’84, la Congregazione per la Dottrina della Fede pubblica il primo volumetto piccolino, la prima dichiarazione sulla Teologia della liberazione, che la critica. Poi viene il secondo, che apre le prospettive più cristiane. Espinal - ha aggiunto - è un entusiasta di questa analisi della realtà marxista, ma anche della teologia, usando il marxismo. Da questo è venuta quest’opera. Anche le poesie di Espinal sono di quel genere di protesta, ma era la sua vita, era il suo pensiero, era un uomo speciale, con tanta genialità umana, e che lottava in buona fede». Il Papa ha poi scherzato dicendo di essersi aiutato con il mate, il tradizionale the sudamericano, per affrontare le fatiche del viaggio «ma non ho assaggiato la coca. Questo è chiaro, eh?». Francesco è anche consapevole della possibilità che le sue parole contro l’«economia che uccide», il profitto a ogni costo, il sostegno a politiche sociali inclusive che riscattino i più poveri possano essere fraintese o strumentalizzate. Ma, ha spiegato, non è altro che la dottrina sociale della Chiesa, che il Papa offre ai «movimenti popolari» di tutto il mondo come alle imprese. Sarà interessante capire come le sue parole verranno accolte negli Stati Uniti, dove Francesco si recherà a settembre in occasione dell’ottavo incontro mondiale delle famiglie. Un «dossier» che il Pontefice comincerà a studiare con il suo ritorno a Roma. Intanto sul caso della Grecia sostiene che «col nuovo governo si è andati verso una revisione un po’ giusta. Io mi auguro - è l’unica cosa che posso dire, perché non so bene - che trovino una strada per risolvere il problema greco e anche una strada di sorveglianza per non ricadere in altri Paesi nello stesso problema, e che questo ci aiuti ad andare avanti, perché quella strada del prestito e dei debiti alla fine non finisce mai». Il Papa ha anche accolto volentieri anche una correzione, quella di parlare molto di ricchi e di poveri ma quasi mai della «classe media». «È uno sbaglio da parte mia - ha ammesso il Pontefice - devo pensarci. La polarizzazione fra i ricchi e i poveri è grande, questo è vero» ma «devo approfondire di più il magistero su questo» tema. E c’è stato anche il tempo per una battuta sui selfie: «È un’altra cultura. Mi sento bisnonno. È un’altra cultura, ma la rispetto». L’ultimo «sguardo» il Papa lo ha dedicato ai tre Paesi visitati: «Dico una cosa che mi ha colpito tanto. In tutti e tre i Paesi, tutti e tre, c’erano lungo le strade i papà le mamme con i bambini; facevano vedere i bambini. Mai ho visto tanti bambini, tanti bambini. E’ un popolo – e anche la Chiesa è così – che è una lezione per noi, per l’Europa, dove il calo delle nascite spaventa un po’, e anche le politiche per aiutare le famiglie numerose sono poche. Penso alla Francia che ha una bella politica per aiutare le famiglie numerose». Com’è lontana Manila.
Il Papa: «Quel Crocifisso non è un’offesa»
Francesco spiega perché ha deciso di tenere il Cristo sulla falce e martello Poi ammette di aver trascurato nel suo magistero la classe media
