Luglio Bollente, ma anche di speranza, per Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i nostri marò ingiustamente accusati di aver ucciso due pescatori indiani in un mai chiarito incidente in alto mare. Girone è agli arresti domiciliari nell’ambasciata italiana di Delhi, in attesa di un pronunciamento che, finalmente, potrebbe arrivare proprio questa mattina e Salvatore Girone, dopo l’ictus che lo ha colpito il 31 agosto 2014, è in Italia per curarsi. Il recupero è lento e difficile, il marinaio del San Marco dovrebbe rientrare in India dopodomani, mercoledì 15 luglio. Ma la richiesta di arbitrato internazionale, presentata nei giorni scorsi dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, dopo anni di ritardi, impone all’India decisioni rapide e oggi ci sarà una nuova udienza. Infuria intanto la bufera sul segretario di Rifondazione comunista di Rimini Paolo Pantaleoni, dopo la denuncia di ieri sulle pagine de Il Tempo. L’altro giorno l’esponente di sinistra su Facebook ha postato la frase choc: «Ma non è ora che impicchino i due marò?». Il post, sconvolgente e offensivo, è stato successivamente cancellato, con tanto di scuse (poco convinte) di Pantaleoni, che comunque non ha ritrattato. «Spero che queste parole siano uscite dalla testa e non dal cuore, ma lo dicesse ai nostri figli», ha ribattuto sul social network proprio Massimiliano Latorre. Da ieri è iniziata una grandinata di commenti al vetriolo contro l’esponente di Prc, a cui Maurizio Gasparri dà del «cerebroleso». «Trovo disgustose le parole utilizzate dal segretario di Rifondazione di Rimini nei confronti dei nostri due marò: fosse per me a persone come queste non dovrebbe essere più permesso di fare politica», attacca Lara Comi, europarlamentare di Forza Italia e vicepresidente del Ppe. «La responsabilità di affermazioni così offensive e macabre - prosegue - non può passare sotto voce e mi auguro pertanto che il partito prenda provvedimenti contro chi si è reso protagonista di un atto scellerato». Per Stefania Prestigiacomo, deputata di Fi, «le parole utilizzate da questo irresponsabile si commentano da sole e mi auguro che questo soggetto sia allontanato dalla vita politica del nostro Paese quanto prima». «Trovo disgustose - le fa eco il senatore forzista Malan - le parole utilizzate dal segretario di Rifondazione di Rimini nei confronti dei nostri due marò. Affermazioni così offensive e macabre non possono passare sotto silenzio e mi auguro che il partito prenda provvedimenti contro chi si è reso protagonista di un atto scellerato che si aggiunge alla latitanza del governo sui due militari». Intanto la richiesta di arbitrato internazionale ufficialmente avanzata dal ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, sembra aver messo la vicenda, dopo anni di ritardi, tentennamenti e perdite di tempo, sul giusto binario. La Corte suprema indiana esaminerà questa mattina due richieste legate all’iniziativa dell’Italia di attivare l’arbitrato presso la Corte permanente dell’Aja. Ai giudici indiani i legali dei due fucilieri di Marina illustreranno i punti principali dell’azione intrapresa dal governo italiano che ha invocato la Convenzione dell’Onu sul Diritto del Mare, di cui l’India è firmataria, per rivendicare la giurisdizione sul caso. Dal momento in cui l’Italia ha presentato la richiesta di arbitrato l’India, che non può sottrarsi alle regole di questo organismo, ha a disposizione 30 giorni per nominare un giudice di parte. Se non lo fa, Roma potrà chiedere al Tribunale del Mare di Amburgo, di nominare un giudice d’ufficio entro i 15 giorni successivi.
Marò: oggi la Corte indiana deve decidere
L’arbitrato per anni rimandato e ora presentato da Gentiloni dà i suoi frutti Sdegno contro Prc che vuole impiccare i fucilieri. Gasparri: «Cerebrolesi»
