Esteri

Scaravilli è tornato a casa ma è giallo a Tripoli

Francesca MusacchioCinque mesi in mano ad un gruppo jihadista e oltre una settimana fermo a Tripoli per non meglio chiariti «motivi tecnici». Ignazio Scaravilli, il medico catanese rapito in Libia...

Cinque mesi in mano ad un gruppo jihadista e oltre una settimana fermo a Tripoli per non meglio chiariti «motivi tecnici». Ignazio Scaravilli, il medico catanese rapito in Libia il 6 gennaio scorso, è rientrato in Italia. Ieri sera ha lasciato l’Africa dopo una giornata di notizie poco chiare sulla sua sorte, arrivate proprio dall'autoproclamato governo di Tripoli. Jamal Zubia, direttore del Dipartimento media stranieri, parlando con l'Ansa ha dapprima dichiarato che la data del ritorno in Italia di Scaravilli non era ancora prevedibile. In serata, poi, ha cambiato versione annunciando che la consegna ad una «delegazione italiana» è prevista oggi (ieri, ndr) al «Mitiga International Airport» della capitale libica. In tutto questo i nostri 007 hanno fatto sapere che il chirurgo sarebbe arrivato a casa in brevissimo tempo. È possibile che si cercasse la strada più sicura per mettere in salvo l'ostaggio, magari portandolo prima in Tunisia dove l'atterraggio degli aerei di Stato italiani non è a rischio. Poi la svolta in serata, quando la Farnesina ha confermato che Scaravilli stava rientrando a Roma da Tripoli in buone condizioni. Un braccio di ferro tra l'Italia e Tripoli, dunque, andato avanti per giorni e che ha aumentato i sospetti sul pagamento di un doppio riscatto: uno al gruppo di rapitori e l'altro al governo di Tripoli, magari in cambio del mancato riconoscimento politico al pari di quello concesso a Tobruk.

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