Esteri

Califfato, un anno di terrore e follia

I servizi di intelligence occidentali ora temono i "festeggiamenti". Migliaia le vittime dei fanatici dell’Isis che si finanzia con i traffici illeciti

Lo Stato islamico compie un anno e ha ancora tanta voglia di crescere. Era il 29 giugno 2014 quando un uomo vestito di nero e con la barba lunga come il Profeta Maometto, si presentò al mondo con il nome di Abu Bakr al-Baghdadi, dichiarando di essere il leader del Califfato, un territorio compreso tra Siria e Iraq, caduto nelle mani dei fondamentalisti islamici. Ora, nel mese in cui ricorre il primo anniversario dell'autoproclamato Stato islamico, le intelligence occidentali temono i «festeggiamenti». Nessun Paese può essere immune dal rischio di attentati, hanno più volte dichiarato i leader mondiali. Adesso, però, l'allerta degli 007 di mezzo mondo è cresciuto, temendo un attacco in grande stile proprio per celebrare l’anniversario della nascita «formale» di uno Stato che continua ad espandersi, quasi indisturbato. In un anno la forza mediatica e militare dell'Isis è cresciuta in modo esponenziale, arrivando a seminare il terrore in tutto il mondo. Con sgozzamenti, esecuzioni sommarie, attentati e minacce di attacchi, durante 12 mesi di attività terroristica i seguaci di al-Baghdadi hanno inondato la Rete e i media con video, manuali e messaggi di ogni genere. Il bilancio di 365 giorni di terrore puro è pesante. Non esiste una cifra ufficiale, ma si stima che le vittime dei terroristi siano circa 15 mila. Il timore degli analisti internazionali, però, è che i numeri del massacro compiuto quotidianamente dai «soldati di Dio» sia molto più alto. «Potrebbero esserci centinaia di fosse comuni ancora non scoperte» spiega una fonte de Il Tempo. L'intento del Califfo, infatti, è quello di sovvertire l'ordine mondiale attraverso l'uso delle armi. I finanziamenti arrivano da una serie di attività illecite come il traffico d'armi, la vendita del petrolio sul mercato nero, il traffico di esseri umani e opere d'arte, ma anche quello della droga che, secondo le stime, avrebbe già fruttato allo Stato islamico 40 miliardi di dollari. Solo 2 miliardi di dollari sarebbero arrivati nella casse dell’Isis dal traffico di cocaina, 28 da quello di reperti archeologici di grande valore e 12 provenienti da varie forme di finanziamento della jihad. Un giro d’affari milionario che coinvolge anche il nostro Paese. Solo in Italia, infatti, nel 2014 sarebbero stati «reinvestiti» circa 2,4 miliardi di dollari. Inoltre, è il percorso privilegiato attraverso il quale si smista la droga in Europa. La finanza della jihad si muove attraverso canali illeciti e che, proprio per questo, hanno la possibilità di muovere grossi capitali. «L’economia del terrore», dunque, non si sviluppa solo attraverso la vendita del petrolio, ma i finanziamenti che servono per gestire l'ascesa e la sopravvivenza di realtà come l’Isis e al Qaeda, arrivano anche da attività illegali di vario genere che assicurano agli jihadisti la liquidità necessaria ai loro scopi. Per gestire e muovere grandi cifre di denaro, poi, gli jihadisti si servono di mujhaeddin insospettabili che, invece di combattere per la guerra santa con le armi, lavorano negli ambienti dell'alta finanza mondiale e da lì riescono a riciclare le ingenti somme, anche attraverso importanti istituti di credito. La follia jihadista, infatti, ha contagiato migliaia di persone in tutto il mondo, creando un esercito di «lupi solitari» pronti a colpire: gli attentati di Ottawa, Sidney, Parigi e Copenaghen sono alcuni esempi. A questi si aggiungono i foreign fighters, combattenti volontari partiti alla volta della Siria e dell'Iraq per arruolarsi con i miliziani dell'Isis. Nel nostro Paese se ne contano almeno 60. Tra questi anche alcuni convertiti italiani che hanno deciso di abbracciare la jihad. La frontiera più pericolosa e vicina all'Occidente rimane la Libia, dove gli jihadisti hanno conquistato avamposti importanti da dove gestiscono il traffico di essere umani, caricando sui barconi anche jihadisti da piazzare in Europa.

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