Otto morti nella caserma della Brigata antiterrorismo a Tunisi. Un caporale dell’esercito ha preso la pistola di un collega e ha aperto il fuoco contro alcuni commilitoni nella caserma di Bouchoucha, uccidendo sette persone prima di venire freddato dalle forze speciali. Un attacco che in un primo momento ha fatto scattare l’allarme terrorismo visto che la caserma si trova a poche centinaia di metri dal Parlamento e dal Museo del Bardo, teatro della strage del 18 marzo scorso in cui persero la vita 22 persone, quasi tutti turisti. Il Ministero della Difesa ha però escluso l’ipotesi di un attentato terroristico. Al caporale Mehdi Alijmei, 30 anni, era stato ritirato il porto d’armi per problemi psicologici, fanno sapere le autorità tunisine, ed era stato dislocato in un posto ritenuto «sicuro». E cioè la caserma dove sono acquartierate le «teste di cuoio» dell’Antiterrorismo. le stesse, appunto, intervenute in occasione dell’assalto dei jihadisti al Museo del Bardo. Dislocazione che a molti è apparsa inspiegabile data la delicatezza delle mansioni svolte in quella caserma. Fatto sta che ieri mattina all’alzabandiera, mentre i militari erano radunati nel cortile dell’edificio, il caporale ha estratto a forza la rivoltella dalla fondina di un commilitone e ha iniziato a sparare. Un paio di soldati sono morti sul colpo, altri cinque dopo ore di agonia all’ospedale «Charles Nicolle», anch i questo caso lo stesso dove vennero portati due mesi fa i feriti dell’attentato al Museo del Bardo. Immediata la risposta dei soldati presenti, che hanno ucciso il soldato «impazzito». Nonostante nei primi momenti si fosse diffusa la notizia del suicidio dell’uomo a seguito del gesto. Il portavoce del ministero della Difesa, Belhassen Oueslati, ha spiegato che il caporale aveva problemi psichici e familiari. Per questa ragione gli era stato ritirato il porto d’armi. Le detonazioni dei colpi sono state udite in molti palazzi adiacenti. «Pensavamo fosse un altro attentato», raccontano i residenti. «Dopo la sparatoria abbiamo sentito le sirene delle ambulanze e abbiamo capito che era accaduto qualcosa di molto grave», sottolineano i commercianti del centro storico. Per quanto riguarda l’attentato al Bardo gli investigatori hanno accertato il passaggio di Abdelmajif Touil in Tunisia, prima di arrivare in Italia il 17 febbraio scorso. Come dichiarato dalla madre all’indomani dell’arresto su mandato della magistratura tunisina per la strage al museo, Touil è arrivato con un barcone in Italia dalla Libia, dopo essere volato dal Marocco alla Tunisia. Un fatto che per gli inquirenti italiani è «sospetto» tanto quanto la denuncia dello smarrimento del passaporto del 22enne fatta proprio dalla madre presso la stazione dei carabinieri di Trezzano a metà aprile. Come scoperto da nostro giornale l'arrivo a Tunisi del 22enne da Casablanca è avvenuto il 2 febbraio scorso. A documentarlo le immagini delle telecamere dello scalo riguardo lo sbarco a Tunisi. C’è poi un numero di passaporto che sarebbe stato inviato agli inquirenti italiani e che coinciderebbe perfettamente con quello di Abdel Majid Touil, secondo fonti investigative. Nel periodo trascorso a Tunisi prima di imbarcarsi sul gommone che lo ha portato in Italia, il 22enne sarebbe entrato in contatto con gruppi jihadisti e forse il passaporto di Touil potrebbe essere stato ceduto in uno di questi momenti all'altro marocchino, ricercato, che ha fatto parte del commando.
Spari nella caserma dell’Antiterrorismo
A Tunisi un caporale uccide 7 militari vicino al Museo del Bardo. Il killer di 30 anni freddato dalle forze di sicurezza. Dieci i feriti
