Esteri

I nostri connazionali trucidati un elenco che non ha fine

Undici anni da dimenticare: soltanto l'anno scorso la morte di Giovanni Lo Porto LEGGI ANCHE Attacco talebano a Kabul, ucciso un italiano

Dopo la morte di Giovanni Lo Porto, il cooperante rapito dai terroristi nel 2012 in Pakistan, e ucciso a gennaio scorso in un raid dei droni americani nella regione di Shawal, a distanza di pochi mesi un altro italiano ha perso la vita in uno dei tanti teatri di guerra infestati dagli jihadisti. Ieri a Kabul, in Afghanistan, è morto Sandro Abati, il cooperante di 48 anni vittima di un attacco terroristico alla guesthouse Park Palace nel quartiere di Shahr-e-Naw. Il tributo che il nostro Paese da anni paga in termini di vittime nella lotta contro il terrorismo, però, è fatto di numerose altre morti. La lista di persone uccise in attentati o a seguito di sequestri finiti male, infatti, è ampia. Tra i tanti nomi che compongono il triste elenco troviamo quello di Stefano Siringo, il 32enne romano morto a Kabul nel 2006 insieme a Iendi Iannelli, in circostanze ancora misteriose. I corpi dei due furono ritrovati il 16 febbraio del 2006 in una guest house di Kabul. La morte, però, secondo gli accertamenti della famiglia Siringo, sarebbe avvenuta la sera prima, quando Stefano già non rispondeva più al telefono. Nel 2004, invece, muore Fabrizio Quattrocchi, il contractor rapito a Baghdad insieme ai colleghi Umberto Cupertino, Maurizio Agliana e Salvatore Stefio. Questi ultimi furono liberati dopo 58 giorni di prigionia, mentre per Quattrocchi è stat decisa l'esecuzione. L'anno dopo, sempre Baghdad si è tinta del sangue di un altro italiano, morto mentre lavorava per la liberazione della giornalista Giuliana Sgrena. L'agente del Sismi Nicolò Calipari, la sera del 4 marzo 2005, si trovava nella stessa auto con la giornalista de Il Manifesto, da poco rilasciata dai suoi rapitori. Sulla Route Irish, la via in direzione dell'aeroporto, la vettura è stata raggiunta da numerosi colpi d'arma da fuoco esplosi dai soldati americani. Uno dei proiettili ha colpito alla testa Calipari, mentre tentava di proteggere con il suo corpo la Sgrena. Tra le vicende più terribili che hanno colpito il nostro Paese, però, un posto importante è occupato dalle stragi di Nasiriya. La prima si è verificata nel 2003, quando persero la vita 19 italiani tra militari e civili. La mattina del 12 novembre, infatti, un camion cisterna carico di esplosivo è esploso davanti alla base italiana dei carabinieri. L'attentato fu terribile. Oltre alle 19 persone rimaste uccise, ci furono anche 58 feriti. Il bilancio, però, sarebbe stato più grave se il militare di guardia non avesse aperto il fuoco impedendo al mezzo di accedere all'interno dell'edificio. Nello stesso attentato è morto il regista Stefano Rolla, che si era recato nella base di Nasiriya con il suo assistente Aureliano Amadei per il progetto di un film da girare in Iraq. Dopo tre anni, però, altro sangue italiano è stato versato sempre a Nasiriya. Il 27 aprile del 2006 un convoglio, ancora una volta di carabinieri impegnati in Iraq, è rimasto vittima di un altro attentato. Durante un normale servizio di pattugliamento uno dei mezzi è passato sopra un ordigno che ha causato la morte di tre carabinieri e un paracadutista della brigata Folgore. La lunga scia di morte e sangue, però, non si è fermata. Altre vittime e altri attentati si sono succeduti negli anni nelle terre devastate dalla guerra contro i fondamentalisti islamici. Nel settembre 2009 a Kabul, a causa di un attentato suicida, hanno perso la vita sei paracaduti della Folgore. I talebani rivendicarono l'agguato con un messaggio affidato al portavoce del gruppo terroristico. Tornando al 2004, in Iraq muore un giornalista freelance, Enzo Baldoni, rapito ad agosto dello stesso anno da un gruppo legato ad Al Qaeda. La trattativa per il rilascio del giornalista italiano, però, non andarono a buon fine. La richiesta dei rapitori era quella del ritiro di tutte le truppe dal territorio iracheno. Dopo un ultimatum di 48 ore Baldoni fu ucciso. Tra i volti di coloro che hanno trovato la morte in zone difficili e tormentate dai conflitti che hanno come sfondo la jihad, troviamo anche Salvatore Santoro, 58enne che viveva in Inghilterra, morto in Iraq, a Ramadi, il 16 dicembre del 2004. L'uomo sarebbe stato freddato da un posto di blocco che avrebbe voluto superare senza fermarsi, probabilmente investendo anche un miliziano. Le immagini del suo corpo furono mostrate ad un fotoreporter iracheno.

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