Esteri

"Sulla morte di Bin Laden Obama mentì"

Le rivelazioni di un’inchiesta giornalistica sul blitz americano ad Abbottabad Un informatore pakistano svelò il nascondiglio del leader di Al Qaeda

Gli Stati Uniti mentirono sulla fine di Osama Bin Laden. Secondo la ricostruzione del giornalista Premio Pulitzer del «New Yorker» Seymour Hersh, il nascondiglio dove si trovava il capo di Al Qaeda non fu scoperto dalla Cia ma solo grazie alla soffiata di un ufficiale pakistano. La fonte del giornalista sarebbe un ex funzionario dell’intelligence Usa. All’epoca Osama era nascosto in una palazzina di Abbottabad e, secondo il giornalista, il nascondiglio non fu scoperto dalla Cia ma solo grazie alla soffiata di un ufficiale pakistano che ricevette una ricompensa di 25 milioni di dollari e andò a vivere negli Stati Uniti dove poi ha iniziato a lavorare per l’intelligence Usa. Nella ricostruzione delle autorità statunitensi ci sarebbero altri punti che, secondo Hersh, non corrisponderebbero alla realtà. Secondo la nuova versione pubblicata sul «London review of book», Osama era sotto il controllo dei servizi pachistani che lo tenevano agli arresti domiciliari a Abbottabad. Nell’agosto 2010 un alto ufficiale pachistano si sarebbe presentato agli americani rivelando il nascondiglio del terrorista in cambio di 25 milioni di dollari. Gli Usa hanno allora attivato i loro canali con Islamabad che di fatto non si è opposta al raid ma, anzi, ha favorito l’incursione degli elicotteri. Quando i Seals sono piombati sulla palazzina di Abbottabad non c’era nessuno a difendere un Osama malato. Ed è stato ucciso. Un’operazione dove non ci sarebbe stata alcuna battaglia in quanto le guardie pachistane erano state ritirate. Infine il corpo di Bin Laden sarebbe stato lanciato da un elicottero sui monti dell’Hindu Kush e non in mare come hanno sempre sostenuto le autorità statunitensi. La Casa Bianca è già intervenuta sulla vicenda e ha definito «priva di fondamento» la ricostruzione di Hersh. Su questa linea anche diversi esperti di terrorismo. Gli analisti hanno contestato la ricostruzione del giornalista sostenendo che vi sono molte prove del blitz, dai segni della battaglia sui muri della casa all’elicottero sofisticato distrutto a causa di un’avaria. Ma la questione resta aperta e continuerà a far discutere non solo le autorità a stelle e strisce.

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