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Test molecolare per scoprire le allergie

Ogni anno con l'arrivo della primavera possono manifestarsi nuovi casi di allergia i cui sintomi sono caratterizzati dalla comparsa di starnuti a ripetizione, prurito al naso, al palato e alle...

Ogni anno con l'arrivo della primavera possono manifestarsi nuovi casi di allergia i cui sintomi sono caratterizzati dalla comparsa di starnuti a ripetizione, prurito al naso, al palato e alle orecchie ma, ben presto, secondo il grado di sensibilizzazione allergica del paziente e della concentrazione del polline nell'atmosfera, può comparire, lacrimazione e iperemia congiuntivale, scolo di muco limpido dal naso (rinorrea). In soggetti predisposti sopraggiungono tosse, raucedine e difficoltà respiratoria. Molto spesso un paziente vede acuirsi i sintomi respiratori in primavera e suppone di essere allergico solo ai pollini primaverili, sottovalutando «il naso sempre chiuso» o la costante secrezione retro-faringea che lo affligge durante l’inverno, spesso legata alla presenza di una sensibilizzazione verso altre fonti allergeniche, alcune volte perenni (acari) o stagionali ma invernali (polline di cipresso o nocciolo). I pollini sono presenti in atmosfera e, portati dal vento, percorrono chilometri; possono entrare anche nelle abitazioni appena apriamo la finestra o trasportati con gli indumenti o dagli animali domestici. Cercare di evitare i pollini in primavera sarebbe come dire «smetti di respirare». È sbagliato impartire decaloghi di comportamento spesso irrealizzabili. Chi soffre di pollinosi non deve subire restrizioni di sorta e deve poter condurre una vita normale, non dimentichiamo che esistono atleti allergici, che si allenano all'aperto e che vincono medaglie nonostante la loro allergia. Spettano al bravo allergologo la diagnosi e la terapia. È importante inoltre diagnosticare e trattare in modo corretto la rinite per prevenire la comparsa di asma bronchiale. Infatti quando il naso è chiuso si tende a respirare maggiormente con la bocca e quindi ad inalare direttamente gli allergeni che, in assenza del filtro nasale, arriveranno ai bronchi con conseguente infiammazione di questi. Spesso, specie in un bambino, la pollinosi può coesistere anche con l’allergia alimentare. Quest’ultima può impedirgli una vita normale, che però può essere comunque fatta di giochi all’aria aperta e di corse in bicicletta. Se lo si limita anche in questo si rischia di ghettizzarlo ancora di più, deprimendolo, rendendolo diverso dagli altri bambini ed impedendogli quella qualità di vita fatta di socializzazione e scambio con la natura indispensabile ad uno sviluppo normale. La diagnosi di allergia ai pollini primaverili può essere fatta attraverso test cutanei (prick test) o dosaggio di IgE specifiche verso le più comuni fonti polliniche. Il miglior test in assoluto è però il test molecolare volto ad identificare nelle fonti polliniche le molecole allergeniche veramente responsabili della reazione allergica. Solo tramite i test molecolari si riesce a caratterizzare al meglio la reattività clinica del paziente definendo la presenza o meno di panallergeni responsabili di fenomeni di cross-rettività tra pollini e alimenti o reattività multiple agli stessi pollini («sono allergico a tutto»). Per affrontare l’allergia esistono farmaci specifici a base di antistaminici e cortisonici inalatori (scarsamente assorbiti e quindi con nessun effetto sistemico, ma localizzato solo all’organo bersaglio cioè naso, congiuntiva e bronchi). Se la terapia antiallergica non è sufficiente a contenere i sintomi e se si è costretti a ricorrere ai farmaci per lunghi periodi, una volta caratterizzata molecolarmente la reattività del paziente, in alcuni casi, si può ricorrere all’immunoterapia specifica. Questa terapia consiste nella somministrazione per bocca, a piccole dosi sublinguali dell’estratto allergenico in causa, per ottenere, nel giro di 3-5 anni, la riduzione fino alla scomparsa dell’ipersensibilità del paziente, con la remissione dei sintomi.

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