Come prepararsi, dove andare, come muoversi, chi contattare e come fare per non lasciare tracce. L’Isis ha cura dei suoi seguaci sparsi in tutto il mondo e, per chi vuole arruolarsi nelle file di combattenti dello Stato islamico, propone un breve manuale per arrivare in Siria. Nelle pagine dell’ennesimo volume digitale sono presenti indicazioni, account twitter ai quali rivolgersi, consigli utili per il viaggio e rotte da seguire per non destare sospetti. Davvero tutto per foreign fighters e aspirati cittadini del Califfato per raggiungere la «terra promessa». La produzione di ebook da parte degli jihadisti, infatti, non si ferma. In Rete è possibile recuperare ogni genere di supporto e informazione dedicata ai combattenti e non solo. Il manuale consta di 50 pagine in cui, insieme ai consigli pratici, sono riportate anche le esperienze di «fratelli che ce l’hanno fatta». Il primo passo per gli aspiranti viaggiatori è quello di non dire a nessuno che si vuole raggiungere la Siria «nemmeno ai familiari». Poi si passa a spiegare quale rotta è meglio seguire: «Di solito - si legge nel manuale - si arriva in Turchia. Ma per ragioni di sicurezza è meglio acquistare un biglietto per una vacanza diretta in un paese come la Spagna o la Grecia. In questo modo la destinazione non sarà sospetta». Per eludere meglio i controlli la guida dell’Isis consiglia di munirsi di un biglietto di andata e ritorno, anche se non si ha intenzione di tornare indietro. Da qui, poi, il viaggio deve proseguire alla volta della Turchia. I terroristi consigliano anche di muoversi in nave, traghetto, auto o bus perché «sono meno controllati». In Turchia bisogna alloggiare in albergo e da qui prendere i contatti con la Siria attraverso Twitter. Ed ecco un elenco di account utile per attraversare la frontiera. Un contatto importante, quindi, soprattutto per chi non sa dove andare e di chi fidarsi. Visti i problemi avuti in passato nell’attraversamento dei valichi di Baab al-Salaam e Baab al-Hawwa, dove spesso neanche il tentativo di corrompere le guardie con del denaro è servito a scongiurare il rischio di essere rimandati indietro, la strategia è cambiata. La persona contatta su Twitter, infatti, ora lascerà la Siria per andare a prendere il «fratello» direttamente nell’albergo turco e insieme si dirigeranno al valico di Tal Abyad, vicino a Raqqa, considerato più sicuro. Qui, infatti, non bisogna esibire documenti per oltrepassare il confine. Ci sono delle guardie a presidio, ma nulla di più. Quindi, una volta accertatisi di avere campo libero, bisogna entrare in Siria il più velocemente possibile, meglio se si utilizza un’auto intestata ad altri. La Turchia, quindi, si conferma uno snodo importante per chi vuole raggiungere lo Stato islamico. Il manuale, pur ammettendo che ultimamente le cose si sono complicate, considera ancora il Paese una base logistica dell’Isis e «i membri dello Stato islamico in Turchia hanno case sicure». Nel Paese, inoltre, è possibile trovare con facilità anche documenti di identità falsi. Scoprire dove si trovano queste abitazioni, però, non è agevole. Sui luoghi esiste il massimo riserbo e solo chi ha un tazkiyah (un documento firmato da uno jihadista per dimostrare che è degno di fiducia) può accedervi. L’intelligence Turca, però, è temuta dall’Isis che avvisa i naviganti: «Qualunque persona sospetta sarà arrestata subito». Allora perché creare una base logistica proprio in Turchia? La riposta arriva dallo stesso manuale: «L’unico motivo per cui alcuni membri dell’Isis vivono qui» è perché in qualche modo li lasciano fare, visto che «la Turchia teme vendette».
Ecco la guida Isis per combattere in Siria
In Turchia la base logistica degli jiadisti. I consigili: "Nave e bus meglio degli aerei"
